Tre mesi or sono cominciò il crollo delle borse e qualche settimana più tardi partì la ripresa. Non tutti hanno però risalito la china: sul mercato elvetico i grandi perdenti del Covid-19 sono i titoli finanziari, rivela un'analisi pubblicata dal portale Cash.

Era il 20 febbraio quando sulle piazze finanziarie mondiali - fino ad allora in grande forma - cominciò a diffondersi il panico: a spaventare era il timore di una diffusione su vasta scala del coronavirus, con pesanti conseguenze per l'economia planetaria. Il punto più basso venne raggiunto il 23 marzo, poi cominciò un certo recupero.

Fra i 20 titoli compresi nello SMI, l'indice principale del mercato svizzero, solo tre presentano un'evoluzione positiva in questi 90 giorni: Lonza (+13%), che sta producendo il principio attivo per un possibile vaccino, Givaudan (+2%) e Roche (+0,3%). Ha limitato le perdite un valore spiccatamente difensivo come Nestlé (-3%), mentre già più staccata si presenta Novartis (.-13%).

A soffrire è stato il segmento del lusso, con Swatch (-28%) e Richemont (-26%) fin da subito molto toccati dalle restrizioni. Ma complessivamente il tributo maggiore è stato pagato dai bancari UBS (-26%) e Credit Suisse (-41%), come pure dagli assicurativi Zurich (-36%), Swiss Life (-39%) e - fanalino di coda - Swiss Re (-48%).

Come è naturale le variazioni sono ancora più marcate nel mercato allargato, cioè considerando le azioni di seconda fascia. Il campione assoluto è Relief Therapeutics (+653%), che ha beneficiato delle speranze relative a un suo preparato per combattere il virus; si tratta comunque di un valore che vale pochissimi centesimi.

Ad approfittare della situazione sono stati però anche altri e ben più solidi titoli legati al ramo sanitario, come Zur Rose (+53%), Bachem (+33%), Polyphor (+16%) e Tecan (+15%). Il telelavoro ha invece favorito aziende come Logitech (+30%) e Also (+22%), che vendono attrezzature per computer, così come Swissquote (+10%), la classica banca online.

Il crollo maggiore ha interessato il comparto legato ai viaggi, con i pesanti arretramenti di Dufry (-69%) e Lastminute.com (-65%).

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