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Il Tribunale federale ha nuovamente annullato l'internamento a vita di un assassino, come aveva fatto lo scorso novembre nel caso dell'uccisore di Lucie, la 16enne friburghese assassinata il 4 marzo 2009 a Rieden (AG). I giudici di Mon Repos hanno accolto il ricorso di un cittadino ivoriano colpevole di aver ucciso crudelmente una prostituta a Bienne nell'ottobre 2010.

A maggio di due anni fa il Tribunale regionale del Giura bernese-Seeland aveva ritenuto che il soggetto, definito "predatore sessuale", presentava rischio di recidiva e per il presidente del tribunale, Maurice Paronitti, era "totalmente incurabile".

Confermata nel settembre 2013 dalla Corte suprema del canton Berna, la sentenza è stata ora annullata dal TF, che riprende le stesse considerazioni espresse quando nel novembre dell'anno scorso annullò l'internamento a vita per l'assassino di Lucie.

"Può essere internato a vita solo colui che non può effettivamente essere sottoposto ad alcun trattamento nel corso della sua esistenza", sottolineano ancora una volta i giudici federali, secondo i quali nessuno degli esperti ha finora affermato che il cittadino ivoriano è davvero "inaccessibile" a un trattamento.

I due specialisti consultati dalla giustizia bernese avevano rilevato che l'uomo presenta una personalità dissociata che ne fa uno psicopatico "estremamente pericoloso". Avevano inoltre sottolineato la grande difficoltà di intravvedere la possibilità di un cambiamento di attitudine tale da attenuare il rischio di recidiva. Nessuno degli esperti aveva tuttavia indicato una scadenza del loro giudizio sfavorevole. Per questa regione il TF ritiene che, senza altri elementi, non si possa considerare lo psicopatico, oggi 34enne, irrecuperabile per tutta la vita.

Il Tribunale federale accoglie quindi il ricorso dell'assassino e annulla l'internamento a vita, rinviando il caso alla Corte suprema bernese per una nuova decisione.

SDA-ATS