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Piccolo passo, ma non da poco, di avvicinamento tra le Camere federali in merito alla diagnostica preimpianto per chi ricorre alla fecondazione assistita, dossier trattato dal Nazionale in giugno quale seconda camera. La commissione della scienza, dell'educazione e della cultura del Consiglio degli Stati (CSEC-S) ha deciso di permettere l'analisi dell'ovulo fecondato per determinare la presenza di anomalie cromosomiche, come la trisomia 21.

La decisione di cedere su questo punto è stata adottata per 7 voti a 4 e un'astensione, si legge in una nota odierna dei Servizi parlamentari.

In marzo, quale prima camera gli Stati avevano confermato la versione restrittiva del Consiglio federale, che intendeva permettere la diagnosi preimpianto sugli embrioni in vitro solo alle coppie che rischiano di trasmettere una malattia ereditaria grave alla prole.

Tra i due rami del Parlamento permangono ancora due differenze. Circa lo sviluppo di embrioni fuori dal corpo della donna, il Nazionale aveva deciso di abrogare sia la regola dei tre che quella degli otto embrioni. La CSEC-S ha adottato una proposta di compromesso che prevede lo sviluppo di 12 embrioni al massimo, indipendentemente dal fatto che il patrimonio genetico venga esaminato o meno.

Diversamente dal Nazionale, la CSEC-S giudica lecito l'uso di spermatozoi di donatori defunti, come confermato dal plenum una prima volta nel marzo scorso.

SDA-ATS