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Turchia, jihadisti espulsi anche senza passaporto

Il ministro dell'interno turco, Suleyman Soylu (al centro della foto) KEYSTONE/EPA/ERDEM SAHIN sda-ats
Questo contenuto è stato pubblicato il 04 novembre 2019 - 09:58
(Keystone-ATS)

"I membri di Daesh (Isis) nelle nostre mani saranno rimandati nei loro Paesi d'origine anche se sono stati privati della loro cittadinanza".

Lo ha detto il ministro dell'interno turco Suleyman Soylu a proposito dei jihadisti passati sotto la custodia di Ankara dopo l'offensiva contro i curdi in Siria, tra cui ci sarebbero numerosi europei.

"Fino a questo momento abbiamo catturato 287 membri di Daesh" (Isis) a seguito dell'operazione militare nel nord della Siria. "Ci sono 45 cittadini turchi e 242 stranieri" di 19 Paesi. Questi ultimi "si trovano nella zona di sicurezza" in Siria. "Stiamo informando i Paesi interessati", ha detto da parte sua il viceministro turco dell'Interno, Ismail Catakli.

Già sabato Soylu aveva affermato che la Turchia non intende ospitare a lungo nelle sue carceri i membri del sedicente Stato islamico (Isis) catturati durante la recente campagna militare nel nordest della Siria. Il ministro si era lamentato del fatto che alcuni paesi europei non rispondono alle richieste di Ankara di riprendersi i loro cittadini, accusati di terrorismo.

Paesi come Olanda, Belgio, Francia e Germania si rifiutano di rimpatriare i loro cittadini e, in alcuni casi, hanno revocato la cittadinanza ai connazionali accusati di "terrorismo". "La Turchia non è un hotel per i membri dell'Isis", aveva detto Soylu, aggiungendo che la Turchia invierà "nei loro paesi d'origine i membri dell'Isis che abbiamo catturato e che deteniamo".

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