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LONDRA - Il capo del Partito dei lavoratori del Kurdistan (Pkk) ha affermato che i suoi combattenti potrebbero deporre le armi a certe condizioni, in particolare se Ankara accettera' un cessate il fuoco e l'avvio di un dialogo.
In un'intervista alla Bbc rilasciata da una base del Pkk nelle montagne del Kurdistan, Murat Karayilan ha affermato che ordinera' ai suoi uomini di deporre le armi sotto la supervisione dell'Onu se la Turchia accettera' la tregua e alcune sue rivendicazioni.
Il conflitto che oppone dal 1984 il governo di Ankara al gruppo separatista curdo ha gia' causato 45 mila morti.
''Se la questione curda sara' risolta in modo democratico tramite il dialogo, allora si', noi deporremo le armi'', ha dichiarato Karayilan all'emittente britannica.
Ma, ''se il governo turco rifiutera' - ha aggiunto - dovremo proclamare l'indipendenza'' del sud est turco.
Un esponente del governo turco, che respinge qualsiasi dialogo col Pkk, ritenuto un'organizzazione terroristica da Ankara e numerosi Paesi, ha detto alla Bbc che ''non e' abitudine commentare dichiarazioni rilasciate da terroristi''.
Fra le rivendicazioni del Pkk figurano la cessazione degli attacchi dell'esercito turco contro civili curdi e la fine degli arresti di uomini politici curdi nell'est del Paese.
I ribelli separatisti lanciano quasi quotidianamente attacchi contro le forze di sicurezza da quando il loro leader storico, Abdullah Ocalan, che sta scontando l'ergastolo, ha annunciato lo scorso maggio che rinunciava a qualsiasi tentativo di dialogare col governo.
Gli attacchi si sono intensificati nelle ultime settimane e il Pkk ha anche minacciato di colpire nelle grandi citta' turche. L'esercito di Ankara bombarda le postazioni dei ribelli nelle montagne irachene con l'aiuto dell'intelligence americana.

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SDA-ATS