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Il presidente turco Erdogan sta giocando le sue ultime carte in vista del referendum sul presidenzialismo in programma domenica.

KEYSTONE/AP Pool Presidential Press Service/YASIN BULBUL

(sda-ats)

A 48 ore dal referendum sul presidenzialismo, Recep Tayyip Erdogan tenta l'assalto finale. Mentre i sondaggi continuano a prevedere un esito incerto per il voto di domenica, il leader di Ankara continua a occupare piazze e televisioni per convincere gli indecisi.

Una vigilia segnata anche dagli allarmi per la sicurezza. Un nuovo blitz all'alba ha portato all'arresto a Istanbul di cinque presunti membri del sedicente Stato islamico (Isis), sospettati di preparare "attacchi sensazionali" ai seggi, dopo i nove fermati ieri con le stesse accuse nella provincia meridionale di Mersin.

In manette è finito anche un cittadino del Tagikistan, che avrebbe esperienze in "zone di conflitto": un coinvolgimento che suscita ulteriori preoccupazioni alla luce della pericolosità dei miliziani centro-asiatici del sedicente Stato islamico, come visto nell'attacco di Capodanno a Istanbul e in quelli di San Pietroburgo e Stoccolma.

Secondo l'intelligence turca, l'ordine di colpire i votanti, definiti "miscredenti", è giunto attraverso le pubblicazioni dell'Isis in arabo e in turco. In questo clima, a vegliare sulle urne ci saranno oltre 540 mila membri delle forze di sicurezza in tutto il Paese, compresi volontari e guardie locali.

Nel rush finale alla caccia degli ultimi voti decisivi, Erdogan appare tambureggiante, con quattro comizi previsti in quattro ore domani a Istanbul, sulle sponde asiatica ed europea. In cerca del ruggito finale, il presidente potrebbe anche optare per un'altra tappa a sorpresa nel quartiere popolare di Kasimpasa, dove è cresciuto e dove oggi lo stadio di calcio porta il suo nome.

Intanto, lancia un nuovo appello ai nazionalisti ("il più grande difensore dell'unità della Turchia sono io") e torna ad attaccare le presunte intromissioni dell'Occidente nel referendum, puntando stavolta il dito contro gli osservatori internazionali dell'Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (Osce).

Alla vigilia del referendum non si ferma neppure il pugno di ferro contro gli oppositori. La procura di Istanbul ha chiesto oggi l'ergastolo per 16 persone, tra cui diversi giornalisti, accusate di aver sostenuto la presunta rete golpista di Fethullah Gülen.

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SDA-ATS