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Tutti gli svizzeri vi entreranno in contatto con coronavirus

La parola d'ordine è rallentare la diffusione della malattia. KEYSTONE/LAURENT GILLIERON sda-ats
Questo contenuto è stato pubblicato il 05 marzo 2020 - 14:56
(Keystone-ATS)

L'epidemia non può probabilmente essere fermata, prima o poi quasi tutta la popolazione svizzera dovrebbe entrare in contatto con il coronavirus: ne è convinto l'epidemiologo Marcel Salathé del Politecnico federale di Losanna (EPFL).

A suo avviso comunque è fondamentale rallentare il contagio. È quindi da attendersi un inasprimento delle misure di contenimento.

"La cosa più importante ora è guadagnare tempo", afferma Salathé in un'intervista all'agenzia di stampa Keystone-ATS. Da un lato per sviluppare un vaccino e medicine, che potrebbero contenere la diffusione del virus e proteggere i gruppi a rischio; dall'altra, per evitare di sovraccaricare il sistema sanitario.

"Non si può lasciare tranquillamente che il virus si diffonda tra la popolazione", sottolinea il ricercatore dell'EPFL, che sul suo canale Twitter argomenta con i numeri. Al giorno d'oggi vi è un circa un caso ogni 100'000 abitanti in Svizzera: con una propagazione senza ostacoli si salirebbe in due mesi a circa 500 casi ogni 100'000 abitanti in due mesi. Poiché circa il 5% delle infezioni è critico e richiederebbe il ricovero ospedaliero, 25 persone finirebbero in ospedale. Entro la fine di aprile circa il 5% di tutti i ricoveri sarebbe dovuto al Covid-19 ed entro la fine di maggio una persona su dieci della popolazione svizzera sarebbe infettata: teoricamente tutti i letti d'ospedale sarebbero perciò occupati da pazienti affetti da coronavirus. A quel punto l'epidemia dovrebbe aver raggiunto l'apice. "Questo scenario peggiore deve essere evitato a tutti i costi", afferma Salathé.

L'esperto invita a non banalizzare la situazione. "Chi dice che è come l'influenza stagionale si sbaglia". Il tasso di mortalità è di circa dieci volte superiore; inoltre, a differenza dell'influenza stagionale, non esiste nessun vaccino e nessuna immunità esistente nella popolazione.

Alcuni sperano in un effetto stagionale, cioè che il numero di infezioni diminuisca con temperature più calde. "Ma questa potrebbe rimanere solo una speranza", mette in guardia lo specialista. Il virus si sta infatti diffondendo anche in regioni calde, come Singapore. L'influenza del fattore meteo rimane comunque difficile da valutare, perché le regioni più calde del mondo hanno anche una diffusione massiccia di climatizzatori, che potrebbero incoraggiare la diffusione del virus.

Secondo Salathé sulla base di simulazioni e dall'analisi di precedenti epidemie è possibile dimostrare che provvedimenti non farmaceutici, come il lavare le mani, il mantenere le distanze e il vietare i grandi eventi contribuiscono effettivamente a rallentare la diffusione della malattia.

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