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Nella ricerca di evasori fiscali americani, un tribunale di New York ha autorizzato ieri l'autorità statunitense competente (IRS) ad esigere dall'UBS informazioni su clienti americani della banca privata Wegelin, i cui soldi sarebbero transitati su un conto detenuto presso il gigante elvetico.

Il tribunale ha avviato una procedura contro ignoti, la cosiddetta "John Doe Summons", con la quale mira ad ottenere informazioni sulle transazioni avvenute su tale conto ad opera della Wegelin e di altre banche svizzere.

L'ingiunzione del tribunale non concerne dati di clienti dell'UBS, osserva il numero uno svizzero in una nota di oggi. La banca sottolinea inoltre nel comunicato che la vicenda "non riguarda dati provenienti dalla Svizzera".

Ad inizio gennaio, la Wegelin - che è la più antica banca elvetica - si era dichiarata colpevole di aver aiutato facoltosi cittadini americani ad evadere il fisco del loro paese e pagato una multa di 74 milioni di dollari. Siccome Wegelin non disponeva di filiali negli Stati Uniti, aveva usato un "conto di corrispondenza" presso UBS per effettuare le transazioni.

Secondo il tribunale, due altri istituti - di cui non si fanno i nomi - sono accusati di aver utilizzato questo "conto di corrispondenza" per nascondere denaro appartenente a contribuenti americani.

Stando al giudice William Pauley, del tribunale del distretto di Manhattan, i servizi fiscali americani (IRS) hanno buone ragioni di credere che questi fondi siano stati trasferiti presso UBS in modo tale da minimizzare il rischio di essere scoperti dalle autorità. Ciò avrebbe consentito ai detentori dei conti di non pagare le imposte.

Nel 2009, all'inizio del contenzioso fiscale tra la Svizzera e gli Stati Uniti, con una procedura simile la giustizia americana aveva obbligato UBS a consegnare informazioni su 4'450 clienti.

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SDA-ATS