L'UBS giudica antisociale l'iniziativa popolare per un salario minimo. Secondo la banca, tale rivendicazione favorirebbe le delocalizzazioni e aumenterebbe la disoccupazione strutturale.

Nelle sue prospettive sull'economia svizzera, presentate oggi a Zurigo, la banca ha dedicato spazio alle conseguenze delle iniziative che avranno un influsso sul mercato del lavoro, la politica di immigrazione e alcune questioni fiscali. Progetti che, secondo la banca, "rischiano di deteriorare le vantaggiose condizioni quadro" sviluppate dal paese nel corso degli anni.

"In gioco vi è la flessibilità imprenditoriale e quindi la crescita e il benessere a medio e lungo termine", commenta Lukas Gähwiler. Ceo di UBS Svizzera, citato in una nota. Secondo il manager, il salario orario minimo di 22 franchi chiesto dal testo dell'iniziativa è elevato nel confronto internazionale.

Circa 4000 franchi al mese corrispondono al 67% di una retribuzione mediana, ha indicato Daniel Kalt, capo economista della banca per la Svizzera. In Francia il minimo è pari al 60% del salario mediano, in Gran Bretagna al 46% e negli USA al 38%.

Stando all'esperto dell'UBS, con una soglia generalizzata di 4000 franchi il settore alberghiero e il turismo dovrebbero aumentare del 45% le retribuzioni del personale del ramo. Nel commercio al dettaglio sarebbe necessario un incremento del 19%.

Sul lungo periodo il provvedimento comporterebbe una razionalizzazione e una delocalizzazione di impieghi poco qualificati. Numerosi rami orientati all'esportazione hanno già trasferito la produzione verso paesi a bassi costi, a causa della forza del franco. L'introduzione del salario minimo accelererebbe tale tendenza e farebbe crescere la disoccupazione strutturale, finora molto bassa nel paese, osserva l'UBS.

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