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Tra annunci di negoziati e promesse di pace, i rapporti restano tesi tra Russia e Occidente. Le polemiche portano il nome di South Stream. Vladimir Cizhov, rappresentante di Mosca presso l'Unione europea, ha definito una decisione "puramente politica" quella presa ieri dal governo bulgaro di bloccare la costruzione del gasdotto che attraversa il sud dell'Europa. Secondo i russi "le azioni della Commissione europea sul South Stream sono direttamente legate alla crisi in Ucraina". In particolare alla costruzione del tratto bulgaro partecipa la società russa Stroitransgaz, sanzionata dagli Stati Uniti ma non dall'Unione europea, e la decisione è giunta dopo l'incontro tra il governo bulgaro e un gruppo di senatori americani. Secondo Cizhov, per Bruxelles far ricominciare i lavori sarebbe una dimostrazione di indipendenza politica dagli americani.

South Stream e prezzo del gas russo per l'Ucraina sono i temi principali dell'incontro avvenuto a Bruxelles tra il commissario Ue Gunther Oettinger, il ministro dell' Energia russo Aleksandr Novak e la sua controparte ucraina Yuriy Prodan. Al vertice hanno partecipato anche gli amministratori delegati di Gazprom Aleksei Miller e di Naftogaz Andriy Kobolev. L'obiettivo è una rapida risoluzione della diatriba sul gas ma anche del conflitto che continua a mietere vittime nell'est dell'Ucraina. Su questo aspetto il ministro degli esteri di Kiev ha riferito di un'intesa di base raggiunta da un gruppo di contatto formato da Russia, Ucraina e Osce per pacificare gli scontri.

È la speranza la parola che sta lentamente diventando protagonista nei negoziati. Per il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov "i contatti in Normandia con il presidente eletto Poroshenko cambieranno la situazione, e il nuovo leader a Kiev onorerà i suoi impegni a mettere fine alle violenze". Tuttavia Lavrov resta critico sull'espansione della Nato a est: "è controproducente" e "contraddice gli impegni che i Paesi membri della Nato si sono assunti". Speranza anche dal ministro degli Esteri tedesco Frank-Walter Steinmeier, che parla di "luce fioca in fondo al tunnel". Domani a San Pietroburgo i due si incontreranno, insieme al ministro degli Esteri polacco, per discutere, tra le altre cose, delle sanzioni occidentali a Mosca.

Le speranze restano offuscate dal sangue nell'est dell'Ucraina. I separatisti hanno denunciato nuove vittime a Sloviansk in seguito a un bombardamento nella notte tra domenica e lunedì. A Mariupol i media hanno riportato spari tra separatisti e truppe di Kiev nella città, una delle principali della regione di Donetsk, e incendi in una struttura dell'aeroporto e di un edificio dell'esercito di Kiev. A Lugansk l'autorità della 'Repubblica popolarè ha annunciato la sospensione dei voli da e per la città, a causa dell'"intensificata attività dell'esercito delle forze armate di Kiev", secondo quanto hanno dichiarato i separatisti.

La risoluzione della crisi è resa ancora più difficile dal caos che regna nell'est e dalle violenze che prendono di mira anche i mediatori. La missione di monitoraggio Osce ha ribadito di non avere alcun contatto con gli otto osservatori internazionali, di cui si sono perse le tracce a fine maggio.

SDA-ATS