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È fallito oggi a Minsk il nuovo round di negoziati del gruppo di contatto sulla crisi ucraina, nonostante gli auspici per una rapida tregua formulati in una telefonata tra il leader del Cremlino Vladimir Putin, la cancelliera tedesca Angela Merkel e il presidente francese François Hollande, preoccupati per l'escalation del conflitto.

Dopo quasi quattro ore di colloqui, c'è stato un duro scambio di recriminazioni tra le parti. Da un lato l'ex presidente ucraino Leonid Kuchma, rappresentante di Kiev, ha parlato di colloqui "abortiti" per "il mancato arrivo dei leader separatisti Alexander Zakharchenko e Igor Plotnitsky, che sono i firmatari degli accordi di Minsk, per gli ultimatum lanciati dai loro rappresentanti, Denis Pushilin e Vladyslav Deinego, e per il loro rifiuto di discutere un piano di misure per un rapido cessate il fuoco e il ritiro delle armi pesanti". Dall'altro Pushilin e Deinego, che si dicono pronti a tornare a Minsk solo quando sarà pronto il documento finale ma soprattutto dopo che il presidente ucraino Petro Poroshenko ordinerà il cessate il fuoco, mettendo fine ai bombardamenti delle aree popolate e ritirando l'artiglieria a distanza di sicurezza. "Vogliamo un dialogo con Kiev, non un monologo", ha detto Deinego.

Uno dei nodi del contendere è la definizione della linea di contatto: per Kiev deve essere quella stabilita dagli accordi di Minsk dello scorso settembre, ma per i separatisti "ora la linea è cambiata e non abbiamo il diritto di portarla più vicino alle località abitate", come ha sottolineato Pushilin. Le parti inoltre si delegittimano a vicenda: i ribelli sostengono che Kuchma non ha poteri plenipotenziari da parte di Poroshenko, Kuchma pretende che a negoziare siano gli stessi firmatari degli accordi di Minsk. Insomma, un dialogo tra sordi, dove l'Osce, rappresentata da Heidi Tagliavini, e l'ambasciatore russo, Mikhail Zurabov, sembrano solo convitati di pietra. Del resto le notizie dal fronte contrastano fortemente con l'idea di una tregua.

Sul terreno si continua a combattere e a morire, anche tra i civili. Nelle ultime 24 ore sono stati uccisi 15 soldati ucraini, mentre una trentina sono rimasti feriti, ha riferito il ministro della difesa ucraino Stepan Poltorak. Almeno tre civili, sempre secondo fonti ucraine, sono invece morti nella notte, uno a ovest di Donetsk, roccaforte dei ribelli filorussi, e due nei bombardamenti intorno alla città di Debaltseve, controllata da Kiev e diventata il nuovo fronte caldo del conflitto. I separatisti denunciano 13 morti nei loro ranghi ma rivendicano di aver ormai stretto l'accerchiamento su Debaltseve, strategico nodo stradale e ferroviario tra Donetsk e Lugansk, l'altra roccaforte ribelle. I fari sono puntati qui, dopo che ieri le milizie hanno lanciato un minaccioso ultimatum alle truppe ucraine asserragliate, 8000-1000 uomini circa: "deponete le armi e avrete salva la vita".

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SDA-ATS