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KIEV - Un epitaffio per la rivoluzione arancione: se anche lo scrutinio, come sembra dai primi dati, confermerà la sentenza unanime dei cinque exit poll a favore del leader filorusso Viktor Ianukovich, le elezioni presidenziali ucraine segnano il 'de profundis' di una rivolta di piazza che a fine 2004 aveva acceso i sogni di democrazia, benessere e integrazione europea. E consacrerà la rivincita di Ianukovich, che cinque anni fa, sull'onda della protesta popolare, si vide annullare per brogli la sua prima elezione alla 'Bankova', la sede della presidenza.
Per ora l'ex apparatcik Ianukovich, 59 anni, resta il vincitore degli exit poll, con un margine di vantaggio che varia dal 3,2% al 6%, inferiore alle aspettative del suo staff. A riprova della capacità di rimonta della premier filo occidentale Iulia Timoshenko, 49 anni, che partiva da uno svantaggio del 10% (35,32% a 25,05% al primo turno) e non aveva ricevuto alcun appoggio dagli altri 14 candidati dopo il primo turno.
Secondo l'exit poll nazionale, ritenuto il più indipendente e quindi il più attendibile, Ianukovich avrebbe vinto con il 48,7%, contro il 45,5% di "Iulià, confermando la spaccatura del Paese, diviso tra l'est e il sud russofono e il centro e l'ovest nazionalista e filo occidentale.
La distanza (3,2%) lascia ancora sperare la premier. "E' solo sociologia e la differenza che ci separa è nei limiti dell'errore sociologico", ha dichiarato scura in volto commentando nel suo quartier generale l'esito degli exit poll (il margine di errore di quello nazionale è del 2,5%) e annunciando battaglia legale. "Dobbiamo lottare per ogni voto" perché, ha ammonito, "ogni voto è il destino dell'Ucraina". La premier ha anche invitato a non celebrare la vittoria prima di conoscere il risultato ufficiale: "chi lo fa è un provocatore". "Il Paese si ricorda di esempi in cui si è proclamato il presidente, ci si è congratulati con lui ma alla fine il suo destino si è rivelato completamente diverso", ha ironizzato evocando lo scenario del 2004. Insomma, è presto per cantar vittoria, come ha ribadito anche il suo staff.
Ma dal quartier generale di Ianukovich, dove i sorrisi si sprecano, l'hanno già invitata a riconoscere la sconfitta, dimostrando così di essere una "politica europea".
Per ora non sembra proprio questa la linea di 'Iulia', che alla vigilia del voto aveva minacciato anche una seconda rivoluzione arancione in caso di brogli di massa. Ma, a parte alcuni episodi isolati, e la singolare protesta in topless di un gruppo di femministe nel seggio di Ianukovich, il voto sembra essersi svolto tranquillamente e regolarmente, con un'affluenza del 69,16% (66,5% al primo turno). Probabilmente 'Iulia' combatterà la sua battaglia sino in fondo, in particolare nei tribunali e nella commissione elettorale, che deve proclamare il vincitore entro dieci giorni: tra un mese invece è previsto l'insediamento del nuovo Capo dello Stato.
Intanto però è il suo rivale a promettere manifestazioni di massa, portando domani 50 mila militanti a Kiev, in particolare per presidiare gli edifici statali più importanti, a partire dalla commissione elettorale, già presidiata da decine delle sue tende blu "per garantire elezioni trasparenti". E stasera, due ore dopo la chiusura dei seggi, parlava già da presidente dell'Ucraina in pectore, con toni ecumenici e l'entusiasmo per l'apertura di "una nuova pagina nella storia del Paese". "Voglio ringraziare tutti gli elettori che sono andati a votare, a prescindere da chi hanno scelto", ha esordito, promettendo riforme e benessere "in qualsiasi parte del Paese".
Il primo problema per il nuovo presidente sarà trovare una solida maggioranza in parlamento. Lo staff di Ianukovich, sentendo la vittoria in tasca, ha annunciato a urne ancora aperte che le consultazioni inizieranno già dopodomani. L'obiettivo è evitare elezioni politiche anticipate in primavera, che alimentereberro l'instabilità di un paese sull'orlo della bancarotta.
Se Ianukovich sarà confermato vincitore, entrambi i protagonisti della rivoluzione arancione rischiano il tramonto politico, dopo aver seminato sfiducia e disincanto nel Paese: il presidente uscente Viktor Iushenko può già cominciare la cerimonia degli addii, dopo l'umiliante sconfitta al primo turno (poco più del 5%), mentre la tigre 'Iulia', un tempo sua ex alleata e poi nemica, potrebbe non graffiare più restando inchiodata nelle file dell'opposizione.

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SDA-ATS