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Ucraina: NATO, Russia fermi immediatamente sostegno a separatisti

Al termine della riunione straordinaria della Commissione Nato-Ucraina, il segretario generale della Nato, Jens Stoltenberg, ha invitato la Russia a "fermare immediatamente il suo sostegno ai separatisti, in modo da cessare di destabilizzare l'Ucraina e di rispettare i suoi impegni internazionali".

"Esortiamo tutte le parti - ha aggiunto - a continuare gli sforzi, senza ritardi, per raggiungere una soluzione pacifica, in piena conformità con gli accordi di Minsk. Riaffermiamo che un'Ucraina indipendente, sovrana e stabile, fermamente impegnata per la democrazia e lo stato di diritto, è il passaggio chiave per la sicurezza nell'area euro-atlantica".

Stoltenberg, ha "condannato la rapida escalation di violenze lungo la linea del cessate il fuoco in Ucraina orientale da parte dei separatisti appoggiati dalla Russia". Tutto ciò è "inaccettabile", ha detto. "La Nato - ha sottolineato - continua il suo pieno sostegno alla sovranità, l'indipendenza e l'integrità territoriale dell'Ucraina, all'interno dei suoi confini riconosciuti a livello internazionale". Stoltenberg, ha pure detto che l'Alleanza atlantica "sostiene le sanzioni economiche imposte da Usa e Ue" alla Russia, che "ha aumentato fortemente le forniture di equipaggiamenti pesanti" ai separatisti.

Oggi anche il vice-presidente della Commissione europea, Valdis Dombrovskis, ha invitato la Russia "a porre fine a qualsiasi forma di sostegno al separatisti in Ucraina". Si tratta - ha spiegato - della "questione chiave per qualsiasi imminente revisione delle sanzioni".

Dal canto suo, il ministro degli Esteri tedesco, Frank-Walter Steinmeier, non ha invece escluso nuove sanzioni contro la Russia in relazione all'inasprirsi della crisi ucraina. "Un attacco o anche un'ampia offensiva in direzione della città di Mariupol e oltre sarebbe un cambiamento qualitativo della situazione, che ci deve fare agire", ha detto Steinmeier durante la conferenza stampa seguita all'incontro con l'omologo lettone Edgars Rinkevics.

Secondo il presidente russo Vladimir Putin sono invece le autorità ucraine che "si rifiutano di seguire la via della soluzione pacifica" e "non vogliono risolvere" il conflitto nel sud-est del paese "con i mezzi politici". Durante un incontro con gli studenti dell'istituto superiore delle scienze minerarie di San Pietroburgo, Putin ha accusato Kiev di aver "approfittato della tregua esclusivamente per riorganizzare le proprie forze". Secondo Putin l'esercito di Kiev "non è più un esercito" ma "la Legione straniera della Nato" e "non persegue gli interessi nazionali" ucraini.

Il leader del Cremlino ha poi affermato che "molti ucraini cercano di sfuggire alla mobilitazione" rifugiandosi in Russia, "e lo fanno giustamente, perché" le autorità di Kiev "li vogliono usare come carne da cannone: li spingono sotto le pallottole". Mosca potrebbe quindi decidere di "aumentare il permesso di soggiorno", attualmente di 30 giorni, "per alcune categorie di cittadini ucraini" e "innanzitutto per chi è in età da arruolamento".

Intanto, il governo ucraino ha introdotto lo stato di "alta allerta" a livello nazionale e lo stato di emergenza nelle regioni separatiste di Lugansk e Donetsk. Il premier ucraino Arseni Iatseniuk ha precisato che la decisione ha "l'obiettivo di coordinare pienamente l'attività di tutti gli organi del potere statale per garantire la sicurezza dei cittadini e la protezione della popolazione civile". Lo stato di emergenza nel sud-est non comporta l'introduzione della legge marziale.

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