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Mosca alza ancora i toni e lancia un monito sull'escalation della crisi ucraina: "Ora dipende dall'Occidente evitare una guerra civile", dopo la decisione di Kiev, definita "vergognosa", di usare l'esercito per sopprimere la rivolta nel sud-est facendo una "guerra contro il proprio popolo".

Una reazione sull'orlo del baratro di un conflitto civile che oggi ha registrato i primi morti e feriti, per l'aggravarsi di una crisi che ora la Russia intende portare al Consiglio di sicurezza dell'Onu e all'Osce per una "discussione urgente", come ha annunciato il ministero degli Esteri.

Il capo della diplomazia russa, Serghiei Lavrov, aveva già avvisato ieri sera il segretario di Stato Usa, John Kerry, che l'uso della forza da parte di Kiev avrebbe minato gli sforzi per una soluzione diplomatica, compreso l'incontro di Ginevra del 17 aprile tra Usa-Russia-Ucraina-Ue. L'indignazione di Mosca è montata dopo l'annuncio che Kiev ha mobilitato non solo le forze speciali, ma anche l'esercito per sedare la protesta filorussa. La decisione, secondo una fonte non meglio precisata del parlamento ucraino citata da Interfax , sarebbe stata incoraggiata dal direttore della Cia, John Brennan, che sarebbe arrivato a Kiev sabato scorso sotto falso nome, tenendo una serie di incontri con la leadership del Paese e i capi delle strutture di forza ucraine.

La notizia non ha trovato conferma. Ma il Cremlino ha sempre sospettato nella crisi ucraina, sin dall'inizio, lo zampino dei servizi segreti stranieri. "L'ordine criminale di Turcinov (il presidente ucraino ad interim, ndr) di usare le forze armate per domare le proteste è vergognoso", ha denunciato Mosca. "Chiediamo che gli organizzatori del Maidan, che hanno rovesciato il presidente legittimo, cessino immediatamente la guerra contro il loro popolo e rispettino tutti gli impegni dell'accordo del 21 febbraio", insiste la Russia, ribaltando l'accusa di Kiev e rievocando l'intesa firmata tra il presidente deposto Viktor Ianukovich, i leader dell'opposizione e i ministri degli Esteri di tre Paesi europei. Infine la solita richiesta: "Iniziare subito un vero dialogo nazionale con una equa rappresentanza di tutte le regioni per una rapida e radicale riforma costituzionale". Mentre si addensano le nubi sull'incontro quadrilaterale di Ginevra del 17, Lavrov volerà dopodomani in Cina per preparare la visita di Vladimir Putin, ma anche per discutere della crisi ucraina. Se, come ha chiesto oggi Mosca, essa verrà portata al Consiglio di sicurezza dell'Onu, il Cremlino vuole essere sicuro di non rimanere isolato dopo l'astensione di Pechino sull'annessione della Crimea.

SDA-ATS