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Si torna a combattere e a morire nell'Ucraina dell'est: Kiev ha rilanciato la sua offensiva dopo che il presidente Petro Poroshenko, ignorando le forti pressioni russe ed europee, ha deciso ieri sera di non prorogare una fragile tregua durata 10 giorni, accusando i separatisti filorussi di averla ripetutamente violata. A farne le spese, oggi, sono stati anche i civili: a seconda delle fonti, da quattro a nove vittime a Kramatorsk, dove gli spari hanno colpito passanti e passeggeri di un minibus. Ma dall'inizio della guerra, quasi tre mesi fa, sono morte oltre 450 persone, tra civili e combattenti di entrambi i campi.

Immediata la replica di Putin. "Finora Poroshenko non aveva alcuna relazione diretta con gli ordini di intraprendere azioni militari. Ora se ne è assunto in pieno la responsabilità, non solo militare, ma anche politica, che è più importante", ha osservato parlando davanti al corpo diplomatico russo. Anche il ministero degli esteri russo ha criticato la ripresa dell'offensiva, chiedendo che le autorità ucraine rispondano dei crimini contro la popolazione civile e invitando i partner occidentali a "cessare di usare l'Ucraina come moneta di scambio nei giochi geopolitici".

Nessuno oggi ha fornito particolari della "massiccia offensiva dell'artiglieria e dell'aviazione" annunciata dal ministero della difesa. Né sui luoghi né sulle forze impiegate. In serata è arrivata solo notizia di una "prima vittoria" con la ripresa di un posto di frontiera occupato dai filorussi nella regione di Lugansk. Per il resto solo episodi isolati: scontri a Mariinka, secondo testimoni anche con carri armati ucraini, una sparatoria vicino al comando regionale della polizia a Donetsk, con un agente ucciso e altri due gravemente feriti, due giornalisti dell'emittente russa Ren Tv feriti da un tiro di mortaio ed altri due della tv ucraina Gromadske "arrestati" a Lugansk.

Incalzato dalle proteste a Kiev, Poroshenko ha sì interrotto la tregua ma ha anche lasciato una porta aperta, precisando che il suo piano di pace resta in vigore se i separatisti lo accetteranno. Questi ultimi, però, subordinano tutto al ritiro delle truppe di Kiev.

Intanto la diplomazia continua a lavorare. La crisi in Ucraina è stata al centro di una serie di contatti telefonici che la ministra degli esteri italiana, Federica Mogherini, ha avuto nel primo giorno di presidenza italiana del Consiglio dell'Unione Europea. Il ministro ha sentito il collega ucraino Pavlo Kimklin, il collega russo Serghei Lavrov, il presidente di turno dell'Osce Didier Burkhalter, e il segretario generale Lamberto Zannier. Mogherini ha incoraggiato i suoi interlocutori a tenere al più presto, già nelle prossime ore, il nuovo round di negoziati tripartiti per arrivare a un cessate il fuoco bilaterale, alla liberazione di tutti gli ostaggi e a un sistema di controllo della frontiera tra Ucraina e Russia affidata al monitoraggio dell'Osce.

Con Burkhalter e Zannier, il ministro degli Esteri ha discusso proprio di come dare seguito alla proposta di consentire a osservatori Osce di entrare, in condizioni di sicurezza, in territorio russo per controllare il confine.

Putin intanto tiene aperto anche il fronte energetico: oggi ha accusato Kiev di ricorrere ad un "evidente ricatto" rifiutando di pagare i suoi debiti per il gas russo, chiedendo un "infondato abbassamento di prezzo". Quanto a Europa ed Usa, il leader del Cremlino spera "che il pragmatismo prevalga, che gli Occidentali abbandonino le loro ambizioni, comincino a costruire relazioni su un principio di uguaglianza, con rispetto reciproco".

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SDA-ATS