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Mosca annuncia che invierà una "missione umanitaria" nel sud-est dell'Ucraina travolto dalla guerra e riaccende così i timori occidentali di un intervento delle truppe russe con la scusa di aiutare la popolazione civile, peraltro davvero duramente colpita dai combattimenti tra le truppe di Kiev e i miliziani filorussi.

Secondo il Cremlino, l'azione russa si svolgerà "in cooperazione con la Croce rossa internazionale", ma per evitare sgradevoli sorprese il presidente della Commissione europea José Manuel Barroso ha diffidato per telefono lo 'zar' russo Vladimir Putin dal mettere in campo azioni militari unilaterali in Ucraina dietro qualsiasi pretesto, incluso quello umanitario.

Anche perché la denuncia da parte della Nato di circa 20.000 soldati russi ammassati al confine (addirittura 45.000 secondo Kiev) non contribuisce di certo ad allentare la tensione, e oggi il segretario generale dell'Alleanza atlantica, Anders Fogh Rasmussen, non ha esitato a parlare di "un'alta probabilità" che il Cremlino - che Kiev e i suoi alleati occidentali accusano da tempo di armare e sostenere i separatisti - intervenga militarmente in Ucraina.

Da parte sua, la Russia ha comunque precisato di aver trovato un'intesa con Kiev e che la missione si svolgerà "senza scorta militare". E in ogni caso il presidente ucraino Petro Poroshenko ha precisato che l'azione umanitaria - auspicata dallo stesso capo di Stato - deve essere internazionale, coordinata dalla Croce rossa, e vi parteciperanno "Ue, Russia, Germania e altri partner", tra cui naturalmente gli Stati Uniti, visto che in una telefonata con Poroshenko il leader della Casa Bianca, Barack Obama, ha assicurato la partecipazione americana all'iniziativa.

La missione umanitaria cui accenna il presidente ucraino riguarda però - almeno per il momento - solo Lugansk, uno dei principali baluardi dei separatisti, che è sull'orlo di una catastrofe umanitaria perché in gran parte della città mancano elettricità e acqua corrente, scarseggia il cibo e a causa dei combattimenti l'immondizia si va ammassando sulle strade creando gravi problemi di igiene.

Le truppe di Kiev intanto continuano a stringere la morsa su Donetsk, la città più importante del sud-est trasformatasi nella principale roccaforte dei separatisti filorussi. Il portavoce dell'esercito ucraino, Oleksii Dmitrachkivski, sostiene che il centro sia ormai praticamente isolato da Lugansk, e anche il nuovo "premier" dell'autoproclamata repubblica popolare di Donetsk, Aleksandr Zakharcenko, non ha potuto nascondere che la città è "circondata". Da giorni ormai su Donetsk piovono i proiettili dell'artiglieria ucraina, che mietono vittime anche tra i civili, e ieri notte è stato colpito per l'ennesima volta un obiettivo non militare: un carcere di "alta sicurezza".

Il bombardamento ha ucciso un detenuto e ne ha feriti altri, ma ha anche fatto scoppiare una rivolta tra i carcerati, 106 dei quali sono evasi: alcuni si sono ripresentati in carcere stamattina, ma di decine si è persa ogni traccia.

La guerra in Ucraina orientale ha già fatto più di 1500 morti, e il Comune di Donetsk ha annunciato oggi che nel fine settimana hanno perso la vita altri tre civili. Tra le fila dell'esercito ucraino le perdite dall'inizio dell'operazione militare in aprile ammontano invece a 568 uomini, mentre i feriti sono ben 2120. Ma ci sono morti anche tra i controversi gruppi paramilitari pro-Kiev, come i battaglioni Donbass e Azov, che tra ieri e oggi hanno perso sei uomini negli scontri a fuoco a Ilovaisk, vicino Donetsk, e naturalmente anche tra i miliziani filorussi. Mentre i civili costretti a lasciare le proprie case sono circa 300.000, e sembrano destinati ad aumentare.

Della situazione, alquanto critica, Obama e Poroshenko discuteranno il 4 e il 5 settembre a margine di un vertice Nato a Newport, in Gran Bretagna.

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SDA-ATS