Contenuto esterno

Il seguente contenuto proviene da partner esterni. Non possiamo dunque garantire che sia accessibile per tutti gli utenti.

LUSSEMBURGO - Dopo le preoccupazioni per lo stato dei conti pubblici dell'Ungheria, scatta l'allarme per quelli della Bulgaria: "siamo preoccupati per i dati delle sue statistiche economiche", ha ammesso al termine della riunione dell'Ecofin il commissario europeo agli affari economici e monetari, Olli Rehn, annunciando un'imminente missione a Sofia per indagare sulla situazione. Inchiesta che potrebbe essere affidata ad Eurostat nell'ambito dei suoi nuovi poteri di controllo e di inchiesta, decisi oggi dall'Ecofin. Ecofin che invece resta diviso sull'ipotesi di una tassa sulle banche.
Insomma, per l'Ue Sofia corre un "rischio Grecia". È proprio dalla comunicazione di statistiche errate, infatti, che è nata la grave crisi di Atene. E stavolta l'Europa non vuole trovarsi impreparata. Anche perché nei paesi dell'est dell'Ue - vedi anche l'Ungheria - vi sono molti interessi finanziari degli stati dell'Eurozona, a partire dalla presenza di filiali di importanti gruppi bancari.
Dal canto suo, il ministro delle finanze bulgaro, Simeon Djankov, si è detto "né preoccupato né sorpreso" dalla missione annunciata da Rehn, sottolineando come fosse attesa fin da quando Sofia ha comunicato a Bruxelles i dati aggiornati sullo stato delle proprie finanze pubbliche.
Intanto, il governo ungherese ha rassicurato i partner europei sulla sua volontà di tenere la barra dritta sul fronte del rigore, annunciando una manovra di tagli massicci alla spesa pubblica e anche l'introduzione di una tassa sulle banche. Questo dopo che giorni fa esponenti dell'esecutivo di Budapest avevano parlato di una situazione simile a quella della Grecia. Cosa che in seguito è stata smentita.
E mentre si susseguono in Europa gli allarmi, più o meno fondati, sulla situazione dei vari paesi, i ministri finanziari dell'Ue hanno dato il via libera al maxi-piano da 750 miliardi targato Ue-Fmi per venire in soccorso ai paesi dell'Eurozona che dovessero trovarsi a rischio default.
E domani dovrebbe essere scelto l'amministratore delegato del Fondo salva-Stati (chiamato European Financial Stability Facility) che dovrà emettere eurobond per raccogliere il denaro da prestare ai paesi in difficoltà. Fondo che avrà sede legale in Lussemburgo e le cui obbligazioni dovrebbero essere valutate con rating "tripla A".
La rosa dei candidati - sul nome dei quali vige il più stretto segreto - si sarebbe ristretta a tre persone. Secondo indiscrezioni una di queste è l'ex direttore generale della direzione generale Ecofin della Commissione europea, il tedesco Klaus Regling.

SDA-ATS