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Basta con "i governi che giorno dopo giorno ripristinano i controlli alle loro frontiere". Jean-Claude Juncker lancia il suo messaggio durante la cerimonia di avvio del semestre di presidenza olandese del Consiglio Ue. "Salvare Schengen è un dovere collettivo".

Il presidente della Commissione europea esorta il premier dei Paesi Bassi Mark Rutte a trovare un accordo sulla proposta do istituire l'agenzia delle guardie di frontiera Ue entro giugno, indicandola come la "priorità per il rafforzamento" dei confini esterni dell'Unione. Per raggiungere il risultato l'Olanda ha già inserito nel calendario degli eventi un consiglio dei ministri degli Interni Ue al mese.

Il primo vicepresidente dell'Esecutivo, Frans Timmermans, capo negoziatore del piano d'azione con la Turchia, è invece in partenza per Berlino ed Ankara, dove lo attendono numerosi incontri. Il numero dei profughi in arrivo in Europa "continua ad essere relativamente alto nonostante risultati incoraggianti. Siamo lontani dall'essere soddisfatti", spiega. Per questo "occorre ancora lavoro".

Nei giorni scorsi il segretario di Stato agli Interni tedesco Ole Schroeder, in trasferta a Bruxelles con gli esponenti dei governi danese e svedese, aveva evidenziato che "la media degli arrivi nel suo Paese continua ad essere di 3'200 migranti al giorno". O si applicano le misure a 28 - aveva messo in guardia - o i Paesi faranno da soli".

Dopo la tappa a Berlino, stasera e domani, Timmermans sarà ad Ankara domenica e lunedì per chiedere una 'roadmap' per la messa in atto del piano per contenere i flussi.

Intanto Stoccolma, che negli ultimi quattro mesi ha visto arrivare 115mila persone, ha deciso di estendere di un mese i controlli ai confini. "Ho qualche comprensione per Paesi come la Svezia - dice Juncker - perché porta un peso enorme". Ma ribadisce: "la risposta non sono i controlli".

"Ridurre considerevolmente il numero degli arrivi", attualmente a "livelli inaccettabili" è uno dei "risultati concreti" che Rutte punta a portare a casa durante il periodo di presidenza. Per questo tutte "le energie devono essere concentrate nel far funzionare il piano d'azione con la Turchia". Solo con una drastica riduzione del flusso di profughi si comincerà a pensare ad un ricollocamento dal Paese della mezzaluna. L'accordo sulle quote di contribuzione dei Paesi ai tre miliardi promessi ad Ankara per aiutare a migliorare le condizioni di vita dei rifugiati, sembra invece ormai raggiunto.

E nelle prossime settimane, annuncia Timmermans, si riprenderà in mano la questione della lista dei Paesi di origine sicura, per decidere in una fase preliminare chi ha diritto alla protezione internazionale e chi invece debba essere velocemente rimpatriato. Juncker poi cita il filosofo francese Blaise Pascal. "Mi piacciono le cose che vanno assieme" e aggiunge: "reinsediamenti, ricollocamenti e protezione delle frontiere vanno assieme. Ho fiducia che nel 2016 faremo dei buoni progressi".

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SDA-ATS