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Cinque ex premier, 13 tra ministri in carica ed ex, nove donne, 14 esponenti popolari (Ppe), 8 socialdemocratici (S&D), 5 liberaldemocratici (Alde), un conservatore (inglese): sono questi i numeri della prossima Commissione europea - dai connotati fortemente politici - che sarà guidata da Jean Claude Juncker.

La lista dei designati è stata trasmessa oggi al presidente di turno del Consiglio Ue, Matteo Renzi, per la necessaria approvazione e segna la soluzione di almeno uno dei problemi aperti: quello delle quote rosa grazie a un presenza femminile perfettamente in linea con quella dell'esecutivo uscente.

Juncker ha reso pubblici i nomi, ma non gli incarichi che saranno affidati ai singoli commissari destinati ad essere il 'governo' dell'Ue per i prossimi cinque anni. Un'incognita che vale per tutti salvo che per la ministra degli esteri italiana Federica Mogherini, alla quale il Consiglio Europeo ha già assegnato, sabato scorso, il portafoglio di Alto rappresentante Ue per la politica estera e la sicurezza (Lady Pesc) e la carica di primo vicepresidente dell'esecutivo europeo. Per conoscere l'esatta disposizione in campo del resto della squadra di Juncker, a cui spetta formalmente questo compito, occorrerà invece attendere almeno fino a mercoledì prossimo.

I nodi da sciogliere non sono pochi. Anche se il principale - ovvero l'assegnazione degli affari economici e monetari (oggi nelle mani del 'falco' finlandese Jyrki Katainen) - sarebbe già stato sciolto. L'incarico, secondo le ultime indiscrezioni, andrà al francese socialista Pierre Moscovici, mentre a Katainen sarà affidata una delle sei o sette 'supervicepresidenze' a cui spetterà il compito di coordinare - ma qualcuno parla di supervisionare - l'operato dei vari commissari. Una formula che consentirebbe al finlandese, uomo di fiducia di Angela Merkel, di tenere d'occhio il collega francese, specie per quanto riguarda l'azione di sorveglianza sui conti pubblici nazionali esercitata in maniera praticamente continuata da Bruxelles.

È in questo contesto che si inquadrano le dichiarazioni 'rassicuranti' rilasciate da Moscovici alla stampa tedesca. "Io non sarei l'ambasciatore di un Paese o di un partito - ha detto - ma un membro della Commissione e rappresentante dell'intera Europa. Il che significa che si rispetteranno le regole stabilite insieme".

Dalle indiscrezioni finora raccolte altri portafogli pesanti andrebbero alla belga Thyssen (concorrenza), all'estone Ansip (crescita), all'inglese Hill (energia-clima), al tedesco Oettinger (agenda digitale). Lo spagnolo Canete si sta battendo per ottenere l'agricoltura, mentre mancano all'appello le competenze per l'allargamento e l'industria. Qualcuno ipotizza invece la nascita di un portafoglio dedicato al 'vicinato Mediterraneo'. Una volta assegnate le competenze, tutta la squadra di Juncker dovrà passare l'esame del Parlamento europeo. Se tutto filerà liscio, il voto di fiducia potrebbe essere dato dall'assemblea di Strasburgo in occasione della plenaria in programma dal 21 al 23 ottobre e l'insediamento avvenire il primo novembre. Altrimenti i tempi si allungheranno e il nuovo esecutivo potrebbe arrivare a insediarsi anche il primo gennaio 2015.

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SDA-ATS