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Ue: prove di pace tra Serbia e Kosovo

L'obiettivo è normalizzare i rapporti fra la Serbia di Vucic e il Kosovo. KEYSTONE/EPA/ANDREJ CUKIC sda-ats
Questo contenuto è stato pubblicato il 10 luglio 2020 - 12:48
(Keystone-ATS)

La ripresa formale del dialogo sul Kosovo tra Belgrado e Pristina, prevista per il 12 luglio a Bruxelles, è stata rinviata al 16 luglio, mentre domenica di terrà una videoconferenza.

Lo ha detto il presidente serbo Aleksandar Vucic al termine dell'incontro in videocollegamento sul tema Kosovo organizzato oggi da Emmanuel Macron e Angela Merkel. Al summit hanno partecipato anche l'Alto Rappresentante Ue per la politica estera, Josep Borrell, il premier del Kosovo, Avdullah Hoti, e il rappresentante speciale dell'Ue per il dialogo con Belgrado e Pristina, Miroslav Lajcak.

La riunione odierna, ha detto Vucic citato dai media serbi, è stata difficile poiché Belgrado ha una posizione differente da tutte le altre parti partecipanti. Pristina inoltre, ha aggiunto, si è presentata con richieste 'massimalistiche', inaccettabili per la Serbia. Belgrado, ha detto Vucic, non accetta ordini e ultimatum.

Stando al presidente serbo, fra le richieste di Pristina vi sono il mutuo riconoscimento, il rispetto dell'integrità territoriale del Kosovo, il rispetto della costituzione kosovara, l'ammissione del Kosovo all'Onu, il riconoscimento dell'indipendenza di Pristina da parte dei cinque Paesi Ue che non riconoscono il Kosovo, risarcimenti di guerra.

Se queste sono le richieste, ogni negoziato non ha alcun senso - ha detto Vucic. "Siamo pronti a dialogare su tutto quello che può migliorare i rapporti tra i due popoli, la libera circolazione di persone, merci capitali, ma non accettiamo ultimatum. Ciò non è possibile".

L'Europa sta tentando di chiudere l'ultima guerra del continente. A vent'anni dal conflitto tra Serbia e Kosovo che causò 13'000 morti tra il 1998 e il 1999 l'Ue cerca di rilanciare le trattative per ottenere una tanto sospirata normalizzazione delle relazioni.

L'Ue svolge il ruolo di mediazione dal 2012, ma le trattative si sono sempre incagliate sul rifiuto di Belgrado di riconoscere formalmente l'indipendenza dell'ex provincia proclamata nel 2008.

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