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Per Matteo Renzi, Angela Merkel e Manuel Valls va fatto "ogni sforzo possibile" per evitare la Brexit.

A 24 ore da un vertice che dovrà sfornare quell'accordo "legalmente vincolante" di revisione del rapporto tra Londra e l'Unione europea che possa permettere a David Cameron di fare campagna per il sì nel referendum-trappola sulla permanenza del Regno Unito nell'Unione europea da lui stesso proposto per vincere le elezioni, Italia Germania e Francia sembrano sulla stessa lunghezza d'onda.

Ma le concessioni che gli europei sono pronti a fare con un atto che non riscrive il Trattato di Lisbona ma lo "interpreta" per rispondere alle richieste britanniche rischiano di non bastare. Cameron continua ad essere sotto attacco da parte degli euroscettici dell'Ukip ed anche in casa Tory, il sindaco di Londra Boris Johnson continua a tenere alto il pressing. Dopo un incontro di 40 minuti a Downing Street, Boris non ha sciolto la riserva se si schiererà per il sì o per il no. E Buckingham Palace ha smentito il sostegno alla "Bremain" che ieri i media britannici avevano letto nelle parole del principe William in un discorso al Foreign Office.

L'ultima versione della bozza dell'accordo proposto da Tusk (un testo base più cinque "Dichiarazioni" annesse, di cui due del Consiglio e tre della Commissione) è stata limata nei dettagli giuridici fino ad oggi e sarà diffusa in serata. Ma nella lettera di invito ufficiale inviata ai 28, il presidente del Consiglio europeo Donald Tusk scrive che "non c'è ancora garanzia che raggiungeremo un accordo", specificando che "dissentiamo su alcune questioni politiche" e che "sarà difficile superarle".

Ma insiste che "non ci sarà un momento migliore" per trovare il compromesso. E per trovarlo ha organizzato una "coreografia" da maratona che prevede l'apertura del vertice alle 17.00 con una prima discussione politica sui temi del rapporto con Londra, poi la cena a porte chiuse dedicata al tema dell'immigrazione, quindi una serie di incontri bilaterali notturni, una riunione "informale" il venerdì ("non si sa se per un "english breakfast", un "brunch" o un pranzo tardivo" dicono nel palazzo del Consiglio) poi la ripresa formale ed infine la sessione dedicata a Siria e Libia.

"Vanno fatti tutti gli sforzi necessari per tenere il regno Unito nell'Ue: lo diciamo nell'interesse degli inglesi, perché una eventuale uscita sarebbe un danno drammatico per loro, ma è anche interesse di tutti gli europei perché se un paese del G7 decide di fare a meno della Ue il messaggio va oltre la riduzione da 28 a 27", ha avvertito Renzi parlando al Senato. Il presidente del Consiglio italiano ha poi sottolineato che non vanno "accettati pedissequamente le richieste di Londra" preannunciando che i "paletti" dell'Italia saranno "la centralità dell'euro" e "rafforzare con forza la direzione dell'Europa".

Un concetto che appare simile a quello espresso da Angela Merkel al Bundestag: "Lavoriamo per un risultato che alla fine produca vantaggi per la Gran Bretagna ma anche per la Germania e l'Europa". Mentre il premier francese Manuel Valls ha ribadito che un'uscita della Gran Bretagna "sarebbe uno shock".

Le questioni sul tavolo dei 28 sono di carattere pratico (la discussione sulla durata dei limiti all'accesso al welfare, l'indicizzazione dei cosiddetti "benefit" per i figli, che si teme apra uno stravolgimento futuro anche per le pensioni) ma quelli più sensibili, secondo gli sherpa, sono politici: cosa fare del concetto di "unione sempre più stretta" su cui si sono fondati tutti i trattati (con l'implicazione che rinunciarvi significa la fine della Ue) ma anche come convincere Londra a rinunciare alla richiesta di un set di regole diverse per banche e assicurazioni. Su tutto, l'imperativo di far sì che la eccezione che si fa per Londra resti tale, senza effetto domino.

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SDA-ATS