Navigation

UE: si salva Irlanda e si prova a scongiurare contagio

Questo contenuto è stato pubblicato il 28 novembre 2010 - 22:45
(Keystone-ATS)

BRUXELLES - La riunione dei ministri finanziari dei 27 svoltasi a Bruxelles ha dato il via libera al piano di 85 miliardi di euro per salvare l'Irlanda e al possibile ingresso delle banche nel futuro meccanismo anticrisi permanente, da valutare "caso per caso".
Dopo sette ore in cui si sono susseguiti i lavori di Eurogruppo ed Ecofin, insomma, la soddisfazione dei vertici della Ue è generale. Se giustificata o meno lo diranno nelle prossime ore i mercati.
Per il presidente dell'Eurozona Jean-Claude Juncker, quello della BCE, Jean-Claude Trichet, e per il commissario UE agli affari economici e monetari, Olli Rehn, l'obiettivo è stato raggiunto: ed è quello di aver dato una "risposta di sistema" in grado di calmare la speculazione che stava per affossare l'Irlanda, minacciando anche altri Paesi della zona euro come il Portogallo e la Spagna.
Per Rehn il rischio contagio si allontana, anche perché Lisbona e Madrid - ha ribadito - hanno già preso misure che vanno nella giusta direzione. "Le decisioni prese oggi - ha spiegato il commissario UE - sono solo una parte di questa risposta sistemica, cui seguiranno altre azioni, come i nuovi e più severi stress test sulle banche europee".
Per la ministra delle finanze francese, Christine Lagarde, "l'Europa ha dimostrato di essere capace di solidarietà e di saper prendere le giuste decisioni nell'emergenza". Anche secondo il ministro dell'economia italiano, Giulio Tremonti, stavolta l'Europa, di solito lacerata da logiche nazionali, è riuscita a dare una risposta forte e unita alla crisi.
A determinare l'andamento della discussione al tavolo dei ministri è stato ancora una volta l'asse Berlino-Parigi. La riunione è stata infatti preceduta da una teleconferenza tra i vertici della UE da una parte e la cencelliera tedesca, Angela Merkel, e il presidente francese, Nicolas Sarkozy dall'altra. Una conversazione nel corso della quale è stata raggiunta l'intesa sulla partecipazione dei privati al futuro Fondo permanente di sostegno ai Paesi euro in difficoltà. Una richiesta, questa, fortemente avanzata nelle scorse settimane dal governo tedesco, che pretende un coinvolgimento delle banche al meccanismo di salvataggio.
"Siamo perfettamente coscienti delle turbolenze e abbiamo voluto sgombrare il campo da qualsiasi equivoco", ha spiegato Rehn, sottolineando come "la partecipazione dei privati a eventuali ristrutturazioni dei debiti sovrani di Paesi in crisi partirà dalla metà del 2013, non avrà carattere automatico, sarà applicata caso per caso e sarà in linea con la dottrina dell'FMI". E questa - ha insistito - "è una risposta sistemica a una crisi sistemica".
Soddisfatto anche Trichet, per il quale "è stata fatta chiarezza": "L'elemento essenziale di questa decisione - ha detto il presidente della BCE - è che anche in Europa si seguirà la pratica seguita a livello mondiale".
Una decisione importante è stata presa anche per la Grecia, con l'Eurogruppo che si è impegnato a rivedere le scadenze dei rimborsi dei prestiti UE-FMI, allineandole a quelle dell'Irlanda. Una boccata di ossigeno non da poco per Atene.

Questo articolo è stato importato automaticamente dal vecchio sito in quello nuovo. In caso di problemi nella visualizzazione, vi preghiamo di scusarci e di indicarci il problema al seguente indirizzo: community-feedback@swissinfo.ch

Condividi questo articolo

Cambia la tua password

Desideri veramente cancellare il tuo profilo?