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Conclusione sottono ieri sera per il vertice di Unione Europea e Comunità degli Stati dell'America Latina e i Caraibi (Celac) chiusosi con una dichiarazione comune a favore del libero scambio e contro il protezionismo, ma con visibili differenze d'approccio. È probabile che tali divergenze verranno tematizzate nel vertice della sola Celac che si aprirà prossimamente.

Riflettendo lo spirito della dichiarazione finale, approvata all'unanimità, il presidente cileno Sebastian Pinera ha sottolineato che "abbiamo deciso di creae una vera alleanza per promuovere la crescita, creare più e migliori posti di lavoro e migliorare le qualità di vita dei nostri popoli".

Gli ha fatto eco il presidente del Consiglio Europeo, Herman Van Rompuy, che ha segnalato che "il futuro appartiene alla cooperazione e all'integrazione biregionale" perché "le nostre due regioni sono del tutto consapevoli della loro interdipendenza" per lavorare a favore di maggiori investimenti, sviluppo sostenibile, giustizia sociale e rispetto dei diritti umani.

Dietro questa facciata di unanimità, però, si sono registrate chiare divergenze su questioni di primo piano, come la garanzia di sicurezza giuridica degli investimenti o lo spinoso problema delle negoziazioni per un trattato di libero scambio fra l'Ue e il Mercosur.

Il Venezuela è riuscito a eliminare una frase del documento finale, attenuando la richiesta della sicurezza giuridica con una menzione alla sovranità nazionale dei singoli paesi, il che è stato salutato come "una vittoria anticolonialista" dal presidente boliviano, Evo Morales.

Lo stesso Morales ha criticato il fatto che il vertice si sia svolto con riunioni a porte chiuse -"come se ci fosse qualcosa da nascondere ai nostri popoli"- e ha stigmatizzato la cosiddetta "economia verde", sostenendo che non è altro che una nuova forma di colonialismo.

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SDA-ATS