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L'industria europea del solare riapre ufficialmente la 'guerra dei pannelli'con la Cina.

Le industrie cinesi sono accusate di fare largo uso di pratiche illegali, per aggirare i dazi sull'import cinese e il prezzo minimo concordato con l'Ue (56 centesimi a watt) dei pannelli solari per evitare il 'dumping', cioè la vendita a prezzi molto inferiori rispetto al loro valore commerciale.

"Un terzo dei prodotti cinesi importati aggira le misure spacciandosi per 'made in Taiwan' o 'made in Malaysia', mentre un altro terzo rispetta il prezzo minimo stabilito solo sulla carta" è la denuncia fatta oggi a Bruxelles da EU ProSun, organizzazione che rappresenta l'80% della produzione di pannelli 'made in Europe'. La stima del danno per gli europei secondo EU ProSun nel primo caso è di circa un miliardo di mancati pagamenti di dazi e nel secondo di 500 milioni di euro rispetto alla tariffa concordata.

In termini di impatto sul mercato europeo "non si tratta di noccioline, ma di volumi enormi" attacca Milan Nitzsche, presidente di Eu ProSun e portavoce della tedesca SolarWorld, la società che ha ufficialmente richiesto un'indagine formale per "elusione fraudolenta" sull'import da Taiwan e Malaysia alla Commissione europea, che deciderà entro maggio. "

In genere quando vengono avviate le indagini le frodi terminano, ed è quello che vogliamo" ha detto il presidente di Eu ProSun. Sulle tariffe 'fasulle' "indagano le dogane di almeno sette Paesi membri, probabilmente anche in Italia" riferisce Nitzsche, che considerando la quota del mercato italiano al 10% di quello Ue, stima il danno in circa 50 milioni di euro.

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SDA-ATS