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La Corte costituzionale dell'Uganda ha annullato oggi una legge antigay, tra le più dure al mondo, che aveva suscitato un'ondata di proteste ovunque e sanzioni contro il Paese africano da parte degli Stati Uniti. Per l'organo giudiziario, "l'adozione della legge antiomosessuali a dicembre del 2013 senza il quorum alla Camera ha violato diversi articoli della Costituzione, non ha rispettato la procedura parlamentare e quindi è nulla".

Immediata la reazione di gioia sui social network da parte dei difensori dei diritti dei gay. La legge vietava la promozione dell'omosessualità, rendeva obbligatoria la denuncia dei gay alla polizia e stabiliva pene fino all'ergastolo. Lo scorso febbraio un giornale ugandese aveva pubblicato una lista dei duecento "top gay" del Paese con nome e cognome.

La lista era stata pubblicata in prima pagina con il titolo "Scoperti!". Tre anni prima, un altro tabloid, poi chiuso, aveva pubblicato una lista chiedendo l'esecuzione dei gay. Subito dopo la pubblicazione di quell'elenco, l'attivista gay David Kato venne ucciso.

Nonostante la decisione della Corte costituzionale, le unioni omosessuali in Uganda restano illegali. Per il portavoce del governo Ofwono Opundo la legge "non è stata annullata. La Corte si è solo pronunciata sulla procedura".

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SDA-ATS