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Ungheria: giornalisti si dimettono in massa da sito anti-Orban

Un momento della manifestazione. KEYSTONE/EPA/ZSOLT SZIGETVARY sda-ats
Questo contenuto è stato pubblicato il 25 luglio 2020 - 18:09
(Keystone-ATS)

Il sito di notizie d'Ungheria più letto del Paese, Index, critico nei confronti del governo di Viktor Orban, è finito nel caos dopo che questa settimana il suo direttore è stato licenziato con motivazioni definite "politiche" dagli oppositori dell'esecutivo.

L'Ungheria, già nel mirino dell'Unione europea sul tema del rispetto dello Stato di diritto, rischia ora di perdere una delle poche voci indipendenti rimaste nel suo panorama mediatico.

Pochi giorni dopo il licenziamento del direttore, quasi tutta la redazione, 80 giornalisti, si sono dimessi per protesta contro il siluramento. Una vicenda che ha fatto scendere in piazza migliaia di manifestanti per rivendicare la libertà di stampa, ritenuta in grave pericolo.

"La nostra storia è finita", ha detto l'ormai ex direttore Szabolcs Dull, licenziato mercoledì con quello che è stato definito un pretesto: aver fatto trapelare documenti interni riservati verso altri media. "La nostra voce indipendente è in grave pericolo, rischiamo la chiusura", aveva ammonito appena un mese fa Dull dopo che a marzo un imprenditore vicino al premier nazional-populista Orban aveva acquistato una partecipazione del 50% nelle società editrice che pubblica il portale.

Una mossa che era stata letta come l'ennesimo tentativo del governo di prendere il controllo, ormai già quasi completo, sui media del Paese, esercitando pressioni finanziarie e politiche. Il precedente più clamoroso era stato nel 2016 la chiusura del più grande giornale ungherese, Nepszabadsag, anch'esso acquistato da un oligarca alleato di Orban.

Nel 2014 nella bufera era finito un altro importante sito web di notizie, Origo, venduto a una società di media collegata a Fidesz e dirottato verso una linea filo-governativa con l'arrivo di una nuova squadra editoriale nel 2016. Ancora, nel 2018 la proprietà di dieci editori è stata trasferita a una holding guidata da un fedele alleato del primo ministro.

Ora Index rischia di seguire lo stesso destino di questi precedenti. I giornalisti del sito hanno condannato il licenziamento di Dull come "un evidente tentativo di fare pressione" e il presidente dell'associazione dei giornalisti ungheresi, Miklos Hargitai, ha affermato che la vicenda significa "un'altra importante istituzione ungherese in procinto di essere smantellata, occupata e distrutta dal partito Fidesz" di Orban.

Un leader accusato da più parti, in patria e all'estero, di fare scivolare il Paese sempre di più verso un governo autocratico, come in misura minore la Polonia.

Questa preoccupazione è stata uno dei punti chiave nelle discussioni dell'ultimo vertice europeo che ha varato il piano di ripresa dalla pandemia da coronavirus. Anche se alla fine l'eventualità che l'Ungheria e la Polonia potessero essere penalizzate finanziariamente è stata molto diluita, nonostante la Commissione europea volesse legare l'erogazione dei fondi al rispetto delle regole democratiche.

Il tema resta tuttavia ancora sul tavolo e potrebbe essere il terreno di un possibile scontro ora che l'accordo si sposta al Parlamento europeo per l'approvazione finale.

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