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Usa: camera boccia aumento tetto debito pubblico

Questo contenuto è stato pubblicato il 01 giugno 2011 - 07:18
(Keystone-ATS)

La camera dei rappresentanti americana ha bocciato un aumento del debito americano di 2400 miliardi di dollari. Con un voto simbolico, il cui esito era ampiamente atteso, i repubblicani inviano al presidente Barack Obama un messaggio chiaro: senza un piano di riduzione del deficit non ci sarà alcun aumento del tetto del debito, ora pari a 14.290 miliardi di dollari. Un limite già toccato ma con le misure d'emergenza messe in campo dal Dipartimento del Tesoro il governo potrà far fronte ai propri impegni fino al 2 agosto prossimo: se entro quella data il Congresso non avrà approvato l'aumento ci sarà il default con - secondo il dipartimento guidato da Timothy Geithner - "conseguenze catastrofiche".

La proposta è stata bocciata con 318 voti contrari e 97 favorevoli, distante dalla maggioranza di due terzi necessaria per il passaggio. I democratici definiscono rischioso il "teatrino politico" dei repubblicani, che scommettono che la bocciatura non avrà effetti sui mercati finanziari perchè attesa. "Il voto - mette in evidenza il repubblicano Dave Camp - chiarisce che senza un piano di riduzione del deficit non ci sarà alcun aumento del debito".

Il voto rappresenta una manovra politica fra i due partiti del tetto del debito, oggetto di negoziazioni di un gruppo bipartisan di leader del Congresso e la Casa Bianca, impegnati a delineare un piano di riduzione del deficit e del debito. "I mercati sono sofisticati e - afferma Laena Fallon, portavoce del leader della maggioranza alla camera, Eric Cantor - non c'è alcuna indicazione che il voto possa avere alcun impatto". Obama incontrerà nelle prossime ore i repubblicani alla camera sul bilancio e sul piano di riduzione del deficit e del debito. A condurre le trattative per l'amministrazione è il vice presidente Joe Biden: le parti sembrano accordo distanti su un accordo per la riduzione del disavanzo americano con i repubblicani che spingono per tagli molto più forti rispetto a quelli proposti dai democratici.

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