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Le difficoltà dell'economia americana e il raffreddamento della crescita interna non frenano la voglia cinese di "Made in USA". Gli acquisti della Cina di asset e attività americane sono saliti a livelli record nei primi otto mesi del 2012: 8 miliardi di dollari. Un trend che, se continuerà, consentirà di superare il record 8,9 miliardi di dollari dell'intero 2007.

Una fame che non teme l'elevata disoccupazione e i problemi del mercato immobiliare che, nonostante la ripresa, continua a essere sotto pressione: le vendite di case nuove in luglio sono aumentate del 3,6%, ai massimi degli ultimi due anni, ma - in base ai dati del Dipartimento del Commercio - i prezzi sono in calo del 2,5% rispetto al 2011. Secondo le rilevazioni della Federal Housing Finance Agency, i prezzi delle case nel secondo trimestre sono saliti dell'1,8% rispetto ai primi tre mesi dell'anno, un aumento che, se aggiustato per il ciclo, è il maggiore dal quarto trimestre 2005.

Ma se il mercato immobiliare, grazie sopratutto ai tassi ai minimi, mostra segnali di stabilizzazione, è quello del lavoro a destare timori. Le richieste di sussidi alla disoccupazione sono salite la scorsa settimana di 4000 unità a 372.000, al di sotto comunque della soglia delle 400.000 unità ritenuta un campanello d'allarme.

Nonostante questo la "voglia" cinese di America non si arresta. Il balzo delle fusioni e acquisizioni cinesi negli Stati Uniti è il risultato naturale dello sviluppo della Cina e della fame del paese per energia e risorse naturali, afferma Joe Gallagher, numero uno della divisione merger and acquisition in Asia di Credit Suisse.

"La Cina sta crescendo, sta diventando più ricca e sofisticata. Alcune delle maggiori società cinesi, soprattutto nel settore del petrolio e del gas, stanno diventando più sofisticate nel loro approccio alle acquisizioni", mette in evidenza Gallagher.

L'aumento degli accordi fra Cina e Stati Uniti arriva in un contesto di rallentamento delle fusioni e acquisizioni, sia in Cina sia a livello globale. Secondo alcune stime, l'attività di merger and acquisition nel 2012 rallenterà ai minimi dal 2003.

Gli Stati Uniti vantano un forte deficit commerciale nei confronti della Cina: un rosso da 295 miliardi di dollari nel 2011 e che è costato agli USA 2,7 milioni di posti di lavoro fra il 2001 e il 2011, secondo l'Economic Policy Institute. La maggior parte delle perdite, il 77% o 2,1 milioni di posti, è stata nel settore della manifattura.

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SDA-ATS