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USA: dopo Nyt possibili attacchi hacker istituzioni Usa

"Dopo l'attacco al New York Times, mi aspetto che ce ne siano altri, rivolti ai siti delle istituzioni governative statunitensi": è il parere di Raoul Chiesa, ex hacker e attualmente uno dei guru a livello mondiale della sicurezza Internet, riguardo l'oscuramento del sito della 'Signora in grigio', su cui sta indagando l'FBI, a cui è seguita l'intrusione nell'Huffington Post e Usa Today. Principali sospettati i pirati del Syrian Electronic Army (Sea).

Gli hacker hanno agito colpendo il Dns (Domain Name System), cioè quel sistema che 'traduce' i nomi di dominio (come appunto www.nytimes.com) in indirizzi IP. Nel caso specifico è gestito - come spesso avviene per grandi piattaforme - da una società esterna, l'australiana Melbourne IT. In pratica gli hacker hanno colpito la sicurezza di questa società per poi intrufolarsi nel Nyt.

"Basta solo che uno dei dipendenti di questa azienda abbia risposto ad una mail di 'phishing'", spiega Chiesa. Azioni informatiche, attraverso le quali, si pescano dati e password. "Se sono ben pianificate e dirette, funzionano molto bene", aggiunge l'esperto, che sui temi della sicurezza collabora anche con l'Onu.

Non è il primo attacco del Syrian Electronic Army. Qualche mese fa il gruppo violò l'account Twitter dell'Associated Press, twittando la falsa notizia delle esplosioni alla Casa Bianca e del ferimento di Obama (intrusione che costò alla testata un crollo a Wall Street). E non è escluso, alla luce dell'attacco di ieri, che ci sia un collegamento con il blackout del New York Times del 14 agosto, che la testata ha attribuito a 'problemi tecnici'.

"Il Syrian Electronic Army ha iniziato anni fa con alcuni 'defacement' (in gergo "defacciare", ovvero sfigurare, deturpare l'homepage dei siti, ndr) in Pakistan e India, poi il gruppo è cresciuto e anche molto. Sarei cauto a definirli vicini al regime di Assad, perché in questi casi sono possibili le strumentalizzazioni. Di sicuro stanno alzando il tiro e stanno diventando spavaldi", osserva Raoul Chiesa anche in considerazione del fatto che il Sea ha aperto un profilo Twitter e da poche ore anche Facebook. "Sono alla ricerca di immagine e comunicazione e non escludo che possano colpire anche i siti di istituzioni governative statunitensi", ribadisce l'esperto, anche alla luce di un possibile intervento militare in Siria.

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