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La Fed tira dritto. Nonostante il rallentamento dell'economia globale certificato anche dal Fmi, il calo dei prezzi del petrolio e l'inflazione bassa, la banca centrale americana si appresta a un aumento dei tassi a breve nel 2015, intraprendendo di fatto una strada opposta a quella delle Bce.

È la prima volta dalla metà degli anni 1990 che ci si muove, sulle due sponde dell'Atlantico, in direzioni così opposte dettate da situazioni economiche divergenti. Allora l'Europa era alle prese con il collasso dell'Unione Sovietica, il Giappone con i postumi della bolla immobiliare e gli Stati Uniti con il boom delle tecnologie, che poi si sarebbe trasformato nella bolla dot.com. Alla guida della Fed c'era Alan Greenspan, di orientamento monetarista, e i tassi erano fra il 5 e il 6%.

Nel 2008 la svolta della crisi, con il presidente della Fed, Ben Bernanke, che ha tagliato i tassi fra lo 0 e lo 0,25%, lanciando tre round di quantitative easing, il piano di acquisto di asset. Tre round che hanno 'gonfiato' il bilancio della Fed ma che si sono chiusi, rilanciando l'economia americana e sostenendo - affermano gli analisti - quella mondiale.

La Bce, invece, si trova in una situazione opposta. L'Eurotower deve decidere se lanciare il "controverso programma di stimolo del quantitative easing con l'acquisto di centinaia di miliardi di dollari di titoli di stato nel tentativo di superare una deflazione stile giapponese" riporta il Wall Street Journal. Si tratta per la Bce di un "test cruciale dei suoi poteri. La sfida è mettere a punto un piano che possa impressionare gli investitori, essere soddisfacente per i membri conservatori della Bce e aiutare l'Europa a uscire dalla congiuntura negativa - mette in evidenza il Wall Street Journal -. La posta in gioco è alta e non solo per i 19 paesi che usano l'euro".

L'attesa mossa della Bce ha "importanti implicazioni per i mercati e la crescita. Gli investitori hanno già spinto il valore del dollaro in anticipazione delle mosse" della Bce e della Fed, "spingendo al ribasso i tassi di interesse di lungo termine". La Fed scoprirà le sue carte nelle prossime riunioni: in caso di un aumento dei tassi in giugno dovrebbe rivedere il proprio linguaggio in marzo, eliminando l'espressione "pazienza" sui tassi.

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SDA-ATS