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NEW YORK - È sempre più reale il rischio di una catastrofe ambientale e il livello di emergenza è già altissimo nel Golfo del Messico dove la chiazza nera proveniente da una piattaforma petrolifera affondata giovedì, causando la perdita di mille barili di petrolio al giorno nell'oceano, continua ad allargarsi minacciando le coste della Louisiana. Adesso la corsa è contro il tempo nel tentativo di contenere i danni e scongiurare il pericolo di un disastro senza precedenti.
La compagnia BP, responsabile della piattaforma Deepwater Horizon, ha inviato 32 navi nell'area per riprendere le operazioni di monitoraggio e pulitura che erano state interrotte per condizioni meteorologiche avverse: le onde nell'area interessata nei giorni scorsi avevano raggiunto anche i due metri e mezzo.
Si sono invece definitivamente concluse le ricerche delle undici persone, che lavoravano sulla piattaforma, disperse dopo l'esplosione seguita da un colossale incendio, riferisce la Cnn online. Al momento dell'incidente sulla Deepwater Horizon erano presenti 126 persone, 17 sono rimaste ferite.
Insieme con le 32 navi inviate da BP, sul posto è in azione anche un robot sottomarino e lo rimarrà tra le 24 e le 36 ore. L'operazione risulta però molto complessa e, nonostante la mobilitazione, gli esiti sono incerti.
La piattaforma, situata a circa 80 chilometri dalla costa della Louisiana, estraeva 8.000 barili al giorno al momento dell'incidente. Un tubo di trivellazione connesso alla struttura sarebbe la causa della fuoriuscita del petrolio nell'oceano.

SDA-ATS