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Prove di svolta bipartisan a Washington. Dopo l'accordo in extremis che ha premesso di porre fine allo shutdown e di alzare il tetto del debito, nelle stanze di Capitol Hill democratici e repubblicani sono già al lavoro. Tentano di gettare le basi per le prossime trattative, a partire da quelle sulla Finanziaria 2014. L'obiettivo - o meglio, l'auspicio - è quello di evitare che nel giro di pochi mesi si ripeta la crisi che ha portato alla paralisi di molti servizi pubblici e a un passo dal primo default della storia Usa. Ma sul tavolo ci sono anche la riforma dell'immigrazione e quella agricola, sulle quali il presidente Barack Obama intende premere decisamente l'acceleratore, approfittando dei rapporti di forza in questo momento a suo favore.

Intanto però non si placano le feroci polemiche sulla Obamacare, che in queste prime settimane sta incontrando moltissime difficoltà legate ai disservizi sul sito governativo a cui i cittadini devono accedere per mettersi in regola con la riforma. Disservizi ammessi anche dalla Casa Bianca, ma per i quali alcuni esponenti repubblicani chiedono le dimissioni del ministro della sanità, Kathleen Sebelius.

Il primo primo banco di prova per capire se anni di muro contro muro possano davvero essere accantonati sarà dunque la delicata questione del bilancio. Da tempo si attende (l'attendono soprattutto i mercati) una soluzione complessiva e duratura, capace di realizzare il giusto equilibrio tra riduzione della spesa pubblica e aumento delle entrate fiscali. Una soluzione che finora è stata impossibile da raggiungere a causa dei veti incrociati, che hanno fatto scattare i famigerati tagli automatici e indiscriminati alla spesa, il cosidetto 'sequester'.

Non c'è tempo da perdere. Anche perché l'ultima intesa votata dal Congresso prevede la riapertura dello Stato federale solo fino al 15 gennaio e il finanziamento del debito pubblico fino al 7 febbraio. E non ci si può permettere che l'America si ritrovi in shutdown e sull'orlo del default. L'impasse politica di queste settimane è già costata almeno 24 miliardi, con l'economia Usa destinata a subire un rallentamento rispetto alle previsioni.

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SDA-ATS