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Il vice presidente americano Mike Pence e la cancelliera Angela Merkel

KEYSTONE/AP/MATTHIAS SCHRADER

(sda-ats)

Il convitato di pietra, alla Conferenza sulla Sicurezza a Monaco, si materializza nelle parole del vicepresidente americano Mike Pence:

"Oggi vi assicuro, nel nome del presidente Trump, gli Stati Uniti d'America sostengono la Nato e adempiranno in modo incrollabile ai nostri doveri, per l'alleanza transatlantica". Esplicita anche la garanzia che gli Usa non tradiranno l'Unione europea, e ne resteranno i migliori alleati.

Il numero due della Casa Bianca ribadisce però anche le condizioni: fedeltà in cambio di fedeltà, e nell'Alleanza vanno mantenuti gli impegni. Il 2% di investimenti, che si era deciso di destinare alla difesa nel 2014 è rispettato soltanto da 4 su 28 Paesi, ammonisce. "È arrivato il tempo di fare di più".

Berlino aveva previsto la richiesta statunitense sul budget e Angela Merkel, aprendo i lavori, prima di lui, ha promesso massimo impegno dalla Germania per adempiere agli obblighi.

"Le grandi sfide attuali si affrontano assieme, e vanno rafforzate le strutture multilaterali come Ue, Nato e Onu", ha detto la Merkel. E la Germania è "consapevole" delle sue responsabilità: "Faremo ogni sforzo per adempiere agli obblighi della Nato".

La discussione sulle spese, ha aggiunto però, non sia "pignola". Berlino, ad esempio, non può aumentare gli investimenti militari oltre l'8% l'anno, e la sicurezza si promuove anche continuando a investire sull'aiuto allo sviluppo.

È la linea europea, condivisa con l'Alto rappresentante dell'Ue Federica Mogherini, che ha sollecitato una "combinazione di soft e hard powers", promuovendo risorse "sul rafforzamento della società civile, con posti di lavoro e istruzione", armi necessarie a combattere terrorismo internazionale e cyberattacchi. Mentre il ministro degli Esteri Sigmar Gabriel ha rimarcato: "la direzione del 2% è giusta, ma attenti a non entrare nella spirale del riarmo. Servono altri 25 miliardi per la soglia richiesta, noi ne spendiamo 30-40 per integrare i profughi, è già un contributo alla sicurezza".

Questa 53/ima edizione del grande vertice, che si tiene ogni anno nel capoluogo bavarese, è segnata da un'incertezza diffusa e palpabile, anche perché quasi tutti gli oratori esordiscono mettendola in evidenza.

La minaccia Isis finisce quasi in secondo piano, anche se Pence parla di "ampi piani di Trump per distruggere lo stato islamico". E Merkel distingue fra l'islam - "non ne è la causa" - e "islam deviato". Sono in discussione però soprattutto le sorti dell'Occidente, che riflette ad alta voce su cosa resti in piedi di condiviso, alla luce della svolta americana.

Una "terapia" di gruppo, titola la Sueddeutsche Zeitung. Vertice "dell'insicurezza" per Spiegel. Pence ha però usato toni confortanti: "Dimostreremo fedeltà. Abbiamo un passato comune, e abbiamo un futuro comune", ha detto agli europei. Con Mosca "il presidente Trump cerca un terreno comune", ma Washington "continuerà a incalzare la Russia perché onori gli accordi di Minsk" sull'Ucraina. Nessuno parla di rivedere le sanzioni, e Mosca è "delusa".

"La Nato è ancora un'istituzione della guerra fredda, nel pensiero e nel cuore", ha replicato il russo Sergej Lavrov, "e la guerra fredda non è mai stata davvero superata". "Vogliamo rapporti pragmatici - ha affermato poi aprendo a sua volta - noi siamo pronti se gli Stati Uniti sono pronti".

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SDA-ATS