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L'ex neurochirurgo afroamericano Ben Carson, candidato per la nomination repubblicana nella corsa alla Casa Bianca.

Balza in testa nei sondaggi, strappa la corona al 're dell'immobiliare' Donald Trump e diventa la sorpresa nella sorpresa che sembra confermare, a 90 giorni dal via alle primarie, come il fronte repubblicano resti quantomeno frastagliato.

L'unica tendenza certa è che fino ad ora, a guardare i sondaggi, a farla da padrone per l'elettorato repubblicano è una chiara attrazione per l"antipolitica', con i 'politici tradizionali' - vedi Jeb Bush - che continuano a pagare il prezzo dello scontento e un'agitazione palpabile che sfocia anche in una perniciosa polemica sulle regole nei dibattiti televisivi, dando ancora una volta sfogo alle spaccature nel Grand Old Party.

Così, con il 29% delle preferenze tra l'elettorato repubblicano su base nazionale, l'ex neurochirurgo Ben Carson è primo tra i contendenti repubblicani in un nuovo sondaggio di Nbc/Wall Street Journal e si tratta della più alta percentuale registrata fino ad ora in questo tipo di rilevamento da un candidato repubblicano. Donald Trump si assesta al secondo posto con il 23%, Marco Rubio è all'11%, Ted Cruz al 10% e Jeb Bush all'8%, nel sondaggio condotto tra il 25 e il 29 ottobre, quindi sia prima che dopo l'ultimo dibattito tv tra i contendenti Gop.

Lo stesso 'schema', con Carson in testa, era emerso in maniera simile in un precedente rilevamento condotto sul piano nazionale da New York Times/Cbs, in cui Carson era segnalato alla guida con il 26% mentre Trump era al 22%.

Una affermazione che fa sospettare una certa stanchezza anche per il pirotecnico Trump, che oggi torna all'attacco e, nel presentare il suo libro-manifesto non risparmia nessuno. "Io sono una macchina da lavoro". E "Jeb non ha l'energia necessaria". E ancora: "I muri funzionano... chiedete a Israele". Oppure: "Io a Putin darei credito". Fino ai candidati in fondo ai sondaggi che dovrebbero ritirarsi dalla corsa: "Siamo troppi". È ancora 'Trump Show', che però si ripete al punto che forse la metà repubblicana del Paese non ne è più così attratta.

Stanchezza che chiama novità? Può darsi. Sta di fatto che lo stallo è evidente ad osservatori dell'una e dell'altra parte. Persino il presidente Barack Obama non si tira indietro e sfodera la sua migliore ironia quando, in un evento di raccolta fondi per i democratici, afferma: "Dicono: Obama è debole. Dicono: io saprei tener testa a Putin. E poi non riescono a gestire nemmeno i moderatori della Cnbc".

Il messaggio che però Obama, e questa volta in maniera serissima, ha voluto lanciare in maniera molto più chiara che in passato, è la sua eredità in tema di relazioni razziali, augurandosi che venga raccolta dal suo successore: "Una delle cose che ho sempre detto da presidente è che io sono il presidente di tutti. Sono molto orgoglioso che la mia presidenza possa aiutare a galvanizzare e mobilitare l'America su questioni di disparità razziale e di ingiustizia a sfondo razziale", ha detto.

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SDA-ATS