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Usa 2016: Trump a Nyt, Arabia Saudita combatta l'Isis

La visione del mondo secondo Donald Trump: sì all'atomica per Giappone e Corea del sud, stop al petrolio all'Arabia Saudita se non combatte l'Isis, e, soprattutto, "l'America prima di tutto e gli altri paghino".

Quest'ultimo è il titolo che il New York Times sceglie per una ampia intervista al candidato per la nomination repubblicana in cui uno per il uno il tycoon affronta i temi centrali di politica estera e il ruolo degli Stati Uniti nel mondo.

Quasi una risposta a chi lo accusa di non avere 'visione', soprattutto dopo che la frontrunner democratica, Hillary Clinton, si è presentata all'America più presidenziale che mai nell'illustrare la sua strategia per fronteggiare il terrorismo e combattere l'Isis, punto per punto.

Si guarda così già alla sfida finale, quella di novembre, per la quale i numeri fanno prevedere uno showdown Hillary Trump. Eppure i rivali, da ambo le parti, non mollano. E se i repubblicani parlano - non più solo fra di loro - di 'convention bloccata' pur di fermare Trump, sul fronte democratico il senatore 'liberal' Bernie Sanders non è affatto pronto a gettare la spugna e vuole giocarsela fino alla fine questa sfida da sinistra alla frontrunner che non scalda i cuori ma poi vince.

Lo fa sostenuto dalla sua 'folla': in 15mila ieri sono discesi su Seattle per un comizio alla vigilia dei caucus democratici (assemblee di elettori) nello Stato di Washington dove è dato per favorito.

Oggi infatti si torna a votare per la nomination democratica con la battaglia spostata tutta a ovest: oltre allo Stato di Washington, si va alle urne in Alaska e alle Hawaii. Sono tutti caucus, formula di votazione in cui Sanders riesce meglio. L'affluenza poi sembra massiccia, cosa che pure depone a favore del senatore del Vermont. In ballo ci sono 142 delegati: non una cifra risolutiva per Sanders considerato il vantaggio già accumulato da Hillary Clinton, ma che tengono accesa la speranza.

Lui vuole andare fino in fondo, arrivare almeno fino alla California. Vuole che questa sua sorprendete campagna non sia vana ma che 'pesi', sulle dinamiche di partito, sulla stessa convention, che funga da leva per far passare idee, concetti, principi, che hanno portato fin qui il 74enne che si autodefinisce 'socialista democratico'.

I risultati sono attesi a notte fonda in Italia, mentre ancora una volta Trump riesce a rubare la scena illustrando al New York Times la sua visione del mondo e, in barba a chi gli fa presente di non essere riuscito a convincere nessuno dei 'pensatori' degli influenti think tank di Washington a far parte della sua squadra di consiglieri per la politica estera (l'ha presentata soltanto qualche giorno fa e con nomi pressoché sconosciuti perfino agli 'addetti ai lavori'), spiega senza indugio che il modo in cui intende ristabilire il ruolo centrale dell'America passa per il prisma della negoziazione commerciale, la stessa che ha fatto la fortuna del magnate del mattone.

Quindi per Trump il modo migliore di fermare l'ambizione militare della Cina, per esempio, è minacciare un risoluto 'No' sull'accesso al mercato americano. E via così. "L'America prima di tutto, e gli altri paghino".

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