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Donald Trump vola sempre più in alto, Jeb Bush stenta ancora a decollare. La battaglia per la nomination alla Casa Bianca nel partito repubblicano assume contorni impensabili fino a poche settimane fa.

E mentre il vulcanico magnate del mattone, partito da outsider, sorprende tutti con una campagna elettorale da "caterpillar", il blasonato ex governatore della Florida, che tutti davano per superfavorito, ha passato una delle sue estati più orribili, come scrive il New York Times. Incapace di uscire dal cono d'ombra in cui l'ha costretto il rivale.

Solo nelle ultime ore Jeb ha avuto finalmente un sussulto, reagendo ai continui colpi bassi e alle continue angherie del terribile Trump, che non perde occasione per attaccarlo e ridicolizzarlo: prima lo definisce un uomo senza vigore e senza energia; poi gli ricorda che perfino la madre (l'ex first lady Barbara) a proposito della sua candidatura disse che di Bush presidenti ce n'erano già stati abbastanza.

L'ultimo attacco dell'istrionico miliardario - che intanto a giurato fedeltà al partito repubblicano promettendo di non correre come indipendente se perderà le primarie - è arrivato con l'accusa all'ex governatore della Florida di parlare troppo spesso in spagnolo durante i suoi comizi: "Siamo negli Stati Uniti, Bush dovrebbe parlare in inglese", è la stoccata di Trump, che raccoglie il plauso di molti a destra ma, inevitabilmente, si inimica ancor di più l'elettorato ispanico, sempre più decisivo nella corsa alla Casa Bianca.

L'82% dei "latinos" - è l'ultimo dato - è schierato contro Trump, che in verità non ha fatto molto con le sue battute taglienti e le sue proposte anti-immigrazione per farsi amare.

Ma lui va avanti imperterrito per la sua strada. Del resto, se Jeb Bush gli ha risposto per le rime definendolo un candidato che sa solo insultare, senza avere un vero programma elettorale e senza avere a cuore i reali problemi della gente (immigrati compresi), i sondaggi sono tutti a favore del magnate di New York.

L'ultimo dimostra come la posizione di frontrunner di Trump si sia ulteriormente rafforzata nelle ultime ore, col 30% delle preferenze. Ma il dato più impressionante è il distacco da Bush: ben 22 punti. Jeb è infatti all'8% come l'esponente dei Tea Party Ted Cruz, persino abbondantemente dietro all'ex chirurgo Ben Carson che sale al 18%. Deludente finora anche la performance del senatore di origini cubane, Marco Rubio, fermo al 5%. Entusiasta di questi numeri Trump: "Siamo sulla giusta strada per vincere, per battere i democratici e Hillary Clinton".

Grande è ora l'attesa per il prossimo dibattito televisivo dei candidati repubblicani, il 16 settembre sulla CNN. Lì Trump tenterà di assestare, se non il colpo del KO, una botta in grado di minare seriamente le aspirazioni e ambizioni di Bush. Quest'ultimo lo sa e comincia ad affilare le armi, anche perché i finanziatori cominciano a storcere il naso. E forse - come scrivono molti osservatori - è ora che Bush tiri fuori le unghie davvero, se non vuole rischiare di passare come una meteora nella storia delle presidenziali americane.

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SDA-ATS