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La stella di Scott Walker alla fine ha brillato poco. Il governatore repubblicano del Wisconsin ha annunciato il ritiro dalla corsa per la Casa Bianca.

Il problema sono i soldi: Walker non ne ha raccolti abbastanza e non è riuscito ad attirare a sé donatori e finanziatori tali da consentirgli di proseguire nella campagna per la nomination repubblicana senza troppi rischi finanziari.

Eppure il 47enne ad un certo punto era stato segnalato come la possibile rivelazione di queste presidenziali ed è stato anche frontrunner per qualche tempo. Prima però che Donald Trump attirasse su di sé tutta l'attenzione e anche i consensi, balzando in testa ai sondaggi. E restandoci, nonostante le gaffe, i rimproveri e gli inviti ad abbassare i toni.

Così Walker, con Rick Perry il secondo repubblicano ad annunciare il suo ritiro, se ne va, ma sferrando un duro attacco a Trump. Lo ha fatto esortando altri candidati repubblicani a seguirlo, a sgomberare il campo "per favorire il messaggio positivo conservatore", per farlo emergere oltre il rumore.

Nel suo breve discorso Scott Walker non ha mai menzionato per nome Donald Trump, ma la critica è chiara. Ha citato Ronald Reagan e ha invitato il partito a riappropriarsi di quell'ottimismo che fece grande il 40/o presidente degli Stati Uniti. Ottimismo che invece - ha detto - non è emerso durante l'ultimo dibattito televisivo, dove ha prevalso invece la lotta personale.

L'annuncio giunge a poche ore da un nuovo sondaggio Cnn che vede Walker inabissato sotto l'1%, dopo la deludente performance nel dibattito televisivo tra 11 aspiranti per la nomination Gop (Great Old Party). A guadagnarci saranno gli altri candidati pronti ad approfittare delle risorse, in sostegno e finanze, 'liberate' dalla rinuncia di Walker.

Ed è il momento giusto: che l'affollato fronte repubblicano dovesse cominciare ad assottigliarsi per non disperdere fondi e consensi era chiaro. Adesso però stanno anche cominciando a cambiare gli equilibri, con l'appeal di Donald Trump che inizia a scricchiolare, mentre emerge la figura di Carly Fiorina, giudicata la vincitrice del dibattito tv.

Non manca nemmeno l'ennesima bufera. A sollevarla questa volta è Ben Carson, il neurochirurgo che aveva guadagnato quota fino a balzare al secondo posto dopo Trump in alcuni recenti sondaggi. Adesso però è sotto accusa per aver affermato che l'America non dovrebbe eleggere un presidente musulmano, in quanto i valori dell'Islam non sarebbero coerenti con quelli della costituzione americana. Gruppi musulmani americani hanno già chiesto che lasci la corsa.

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SDA-ATS