Navigation

Usa 2020: Sanders sotto assedio, la sfida tv è un caos

Da sinistra Mike Bloomberg, Pete Buttigieg, Elizabeth Warren, Bernie Sanders, Joe Biden, Amy Klobuchar e Tom Steyer durante il dibattito di ieri sera. Keystone/AP/PATRICK SEMANSKY sda-ats
Questo contenuto è stato pubblicato il 26 febbraio 2020 - 07:16
(Keystone-ATS)

Bernie Sanders sotto assedio nell'ultima sfida tv tra i candidati democratici alla Casa Bianca prima delle primarie in South Carolina (sabato) e del Super Tuesday (il 3 marzo).

E non poteva essere diversamente, con i moderati sul palco che hanno tentato in tutti i modi di mettere in difficoltà il senatore socialista, attuale frontrunner e più che mai lanciato nella corsa alla nomination.

Mentre Elizabeth Warren, l'altra candidata progressista, non potendo colpire Sanders per l'agenda simile alla sua, è tornata a sferzare Michael Bloomberg, con l'ex sindaco di New York che ha dovuto nuovamente incassare le accuse di sessismo e discriminazione sul luogo di lavoro. Ma anche quelle di aver fatto affari con la Cina e di non voler svelare le sue dichiarazioni fiscali.

Il risultato è stata una serata caotica, di cui a tratti i moderatori hanno rischiato di perdere il controllo. Con la gioia del presidente Donald Trump e dei molti repubblicani che su Twitter hanno esultato per le divisioni all'interno del fronte avversario. Divisioni - e questa è anche la preoccupazione dell'establishment del partito democratico - che alla fine rischiano di avvantaggiare proprio il tycoon e la sua rielezione il prossimo 3 novembre.

Sanders si è dovuto difendere dalle accuse di essere aiutato dalla Russia ("non è vero") e di aver difeso la Cuba di Fidel Castro ("ho detto le stesse cose di Obama"), ma soprattutto dal portare avanti un'agenda progressista che rischia di far vincere nuovamente Donald Trump.

"Putin vuole la rielezione di Trump ed è per questo che la Russia ti sta aiutando", ha attaccato un Bloomberg leggermente più efficace e a suo agio rispetto al precedente dibattito televisivo. "Vi immaginate - ha aggiunto - i repubblicani moderati che votano per Sanders? E se non succede questo non si vince contro Trump".

Sulla stessa linea d'onda Pete Buttigieg: "Se la nomination andrà a Sanders avremo altri quattro anni di Donald Trump, lo speaker della Camera sarà repubblicano e i democratici non riusciranno a riconquistare il Senato. Non è solo la presidenza che conta".

In soccorso del senatore è arrivata la Warren: "L'agenda progressista è molto popolare. Noi parliamo di come costruire il futuro. È questo quello che conta".

Più vivace del solito anche l'ex vicepresidente Joe Biden, che in South Carolina è ancora in testa ai sondaggi e si gioca già gran parte delle sue chances di proseguire la corsa. La sfida a Sanders è lanciata: "Sabato vincerò io, e conquisterò il voto degli afroamericani", ha detto, nella speranza di ricompattare la grande alleanza che portò al trionfo di Barack Obama. Ma nei sondaggi Sanders, che già lo sovrasta a livello nazionale, è in gran rimonta e fa paura.

Questo articolo è stato importato automaticamente dal vecchio sito in quello nuovo. In caso di problemi nella visualizzazione, vi preghiamo di scusarci e di indicarci il problema al seguente indirizzo: community-feedback@swissinfo.ch

Condividi questo articolo

Partecipa alla discussione!

Con un account SWI avete la possibilità di contribuire con commenti sul nostro sito web e sull'app SWI plus, disponibile prossimamente.

Effettuate il login o registratevi qui.