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L'annunciata acquisizione del gruppo agrochimico basilese Syngenta da parte del colosso statale cinese ChemChina viene vista negli USA con sospetto. Sul tema si pronuncerà il Comitato per gli investimenti stranieri (CFIUS), la cui decisione è attesa fra tre mesi.

Il CFIUS dovrà in particolare valutare se l'operazione possa comportare pericoli per la sicurezza nazionale. Syngenta dispone di numerose filiali e genera oltre un quinto dei ricavi sul mercato statunitense. La principale sede americana si trova in North Carolina, con unità in California, Delaware, Iowa e Minnesota.

Davor Pisk, direttore operativo (COO) di Syngenta, ha comunicato ai media che l'azienda sottoporrà il contratto con ChemChina al Comitato americano di propria iniziativa, come usuale in occasione di transazioni internazionali. Secondo Pisk Syngenta non sta lavorando con il governo USA a progetti che possono essere classificati confidenziali. L'analisi effettuata nell'ambito del passaggio di proprietà non ha messo in evidenza criticità in materia di sicurezza nazionale.

Il CFIUS è composto di esponenti di sei dipartimenti americani e di una decina di altre autorità. Fornisce consulenza direttamente al presidente ed è posto sotto la guida del ministero delle finanze. Assieme alle aziende cerca di identificare ed eliminare punti di contestazione. Può anche succedere che un'azienda in odore di fusione sia costretta a vendere le sue filiali americane.

In assenza di un accordo tra le parti il CFIUS può consigliare al presidente di non autorizzare la transazione e normalmente il presidente segue sempre le raccomandazioni del comitato.

In linea generale gli americani sono sempre più scettici di fronte alle crescenti acquisizioni di imprese occidentali da parte dei cinesi e il tema è presente anche in campagna elettorale. Soltanto nelle prime settimane dell'anno la Cina avrebbe sottoposto offerte ad aziende americane per un valore di oltre 68 miliardi di dollari, secondo quanto riferito dall'agenzia reuters.

Anche nei confronti di Syngenta vi è scetticismo. Il presidente, repubblicano del Comitato, il deputato texano Michael Conaway, ha già annunciato che esaminerà la transazione con ChemChina molto attentamente. Il CFIUS tra il 2009 e il 2013 ha passato in rassegna 480 transazioni, di cui 193 in modo minuzioso. Vi è da dire che le decisioni negative sono state pochissime.

Nel caso in cui i piani di fusione vengano presentati spontaneamente, il CFIUS ha 30 giorni di tempo per studiare i documenti e raccogliere informazioni. Al termine di questa scadenza ha a disposizione altri 45 giorni per inoltrare le proprie proposte al presidente americano, che a sua volta può riservarsi una pausa di riflessione di 15 giorni.

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SDA-ATS