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Le famiglie degli ostaggi americani rapiti all'estero che contattano i rapitori e raccolgono soldi per pagare un riscatto potrebbero non essere più perseguite dalla giustizia Usa. Mentre oggi rischiano l'accusa di sostegno ai gruppi terroristici.

Questa - secondo indiscrezioni di stampa - la svolta a cui starebbe lavorando la Casa Bianca, mentre resta irremovibile la posizione secondo cui il governo Usa non paga riscatti.

"Un familiare che ha un ostaggio all'estero non dovrebbe mai più rischiare il carcere o un processo per aver tentato di liberare un suo caro", spiega uno dei funzionari della Casa Bianca che sta lavorando alla revisione delle politiche sugli ostaggi. Un lavoro che ha subito una grande accelerazione in seguito al caso dei due ostaggi di al Qaida uccisi accidentalmente in un raid Usa in Pakistan, Giovanni Lo Porto e Warren Weinstein.

In particolare, su ordine della Casa Bianca, un testo starebbe per essere messo a punto dal National Counterterrorism Center che tra le altre cose ha intervistato diversi familiari di ostaggi ed ex ostaggi Usa, tra cui quelli del reporter James Foley, decapitato dai militanti dell'Isis dopo che un blitz delle forze speciali Usa per liberarlo era fallito. Familiari che in passato più volte hanno denunciato le minacce da parte dell'amministrazione Usa irremovibile sul negare il pagamento di riscatti ai gruppi dell'estremismo islamico.

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SDA-ATS