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Sono finora 13 le vittime delle valanghe di questo inverno in Svizzera. Il bilancio, stilato il 27 marzo, è inferiore di circa un terzo rispetto alla media degli ultimi 20 anni, che si situa a 19. L'arrivo tardivo della neve spiega in gran parte questo dato.

Fino alla fine di dicembre la neve si è fatta vedere poco, hanno ricordato all'ats Frank Techel e Christine Pielmeier dell'Istituto per lo studio della neve e delle valanghe di Davos (GR). Per lungo tempo gli sciatori non hanno pertanto potuto avventurarsi fuori dalle piste innevate artificialmente.

Per praticare lo sci fuori pista e lo sciescursionismo, attività non esenti da rischi, si è dovuta attendere la fine di gennaio e il mese di febbraio. Le recenti precipitazioni hanno fragilizzato la coltre nevosa aumentando fortemente il rischio di valanghe a nord delle Alpi. A sud e a est, la situazione era ancora più critica, prima di normalizzarsi in marzo.

Dalla prima slavina con vittime - il 24 ottobre sul Piz Palü nei Grigioni - fino al week-end pasquale, 13 persone hanno perso la vita travolte da 10 valanghe. L'inverno scorso a fine febbraio si contavano già 25 morti.

La stagione fredda non è terminata, mettono comunque in guardia gli esperti dell'istituto di Davos. Le statistiche vengono calcolate in base all'anno idrologico, che si conclude il 30 settembre. Il numero di morti potrebbe quindi aumentare ulteriormente. La media annua degli ultimi 20 anni è di 23 decessi.

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SDA-ATS