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VD: negarono genocidio Srebrenica, archiviato procedimento

Un procuratore vodese ha archiviato il caso di due redattori del periodico "La Nation" denunciati per razzismo perché hanno negato il genocidio di Srebrenica, costato la vita a 8000 uomini musulmani nel 1995. Il magistrato ha ritenuto che i giornalisti non avessero un intento discriminatorio.

Dopo la dichiarazione di indipendenza del Kosovo nel febbraio 2008, "La Nation" aveva pubblicato una serie di articoli sul "linciaggio mediatico ai danni dei serbi". Gli autori avevano definito il genocidio di Srebrenica come uno "pseudo massacro". Entrambi i giornalisti avevano inoltre messo in discussione la crudeltà dei campi di concentramento, come pure gli stupri di massa e gli attacchi con mortai sulla piazza del mercato di Sarajevo. Editore di "La Nation" (tiratura di 4000 copie) è la Lega Vodese (Ligue Vaudoise), schierata a destra, che si batte per un rafforzamento dell'identità vodese.

L'Associazione per i popoli minacciati (Gfbv) e la Track Impunity Always (TRIAL, associazione contro l'impunità) avevano inoltrato nell'aprile del 2010 una denuncia penale al giudice istruttore cantonale per negazione di genocidio. Fino a quel momento la giustizia svizzera si era interessata solo del genocidio ebraico e di quello ai danni degli armeni, ma mai di quello di Srebrenica.

Ora il procuratore Jean Treccani ha rinunciato a punire i due redattori ritenendo che, sebbene abbiano obiettivamente violato la legge la norma antirazzismo, soggettivamente l'infrazione non è mai stata compiuta. "Non sembravano essere animati dall'intenzione di arrecare danno alle vittime delle violenze dei serbi", si legge nell'ordinanza di archiviazione. Piuttosto, intendevano denunciare gli organi di informazione che, a loro parere, hanno strumentalizzato la situazione a scapito dei serbi. Il procuratore vodese sottolinea comunque che i giornalisti hanno citato fonti mal verificate e usato affermazioni troncate per adattarle alle loro teorie. I due dovranno pagare spese legali per 562,50 franchi a testa.

Gfbv e TRIAL hanno espresso soddisfazione per il fatto che, per la prima volta in Svizzera, un procuratore abbia ritenuto che la negazione del massacro di Srebrenica vìoli la norma penale antirazzismo. Peccato - aggiungono - che il caso sia stato archiviato e un tribunale non abbia potuto esprimersi in merito.

"La Nation" apprezza che il procuratore abbia rilevato l'assenza di ogni intento di discriminazione razziale e non abbia riconosciuto la qualità di parte civile alle due associazioni denunciatrici, evitando "una strumentalizzazione troppo facile da parte di gruppi di pressione".

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