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Il pubblico ministero ha chiesto oggi l'ergastolo e l'internamento a vita per Claude D., il 39enne accusato di aver ucciso la 19enne Marie il 13 maggio 2013 a Payerne (VD).

"Per l'assassinio di una innocente" e "affinché non ci sia una prossima volta", ha affermato in aula il procuratore generale del canton Vaud Eric Cottier.L'imputato - ha detto Cottier - non ha sopportato che la ragazza volesse mollarlo: "Era, checché ne dica, innamorato pazzo di Marie. Ma non si lascia Claude D.. Quando gli si appartiene, gli si appartiene per sempre".

L'uomo - ha proseguito il procuratore - faceva paura a Marie, la terrorizzava, lei non vuole più vederlo. Allora lui la assilla costantemente, la sorveglia, acquistando un cannocchiale e ingaggiando un detective privato. La sera del 13 maggio 2013 la rapisce all'uscita del lavoro a Payerne per avere una "spiegazione".

Cottier non è tornato sui particolari del sequestro conclusosi con la morte della ragazza per strangolamento: "Ho avuto paura di piangere, ho avuto paura di procurare piacere, godimento a Claude D.", ha confidato il procuratore generale.

Per quanto riguarda la qualifica giuridica dei fatti, il magistrato non ha avuto dubbi: si è trattato "in modo evidente" di assassinio. Secondo Cottier, Claude D. ha deciso di uccidere al momento del rapimento. Lo ha saputo, lo ha detto alla vittima. "In seguito si è lasciato andare al suo piacere per ore".

Per giustificare la richiesta di un internamento a vita, il pubblico ministero ha rilevato che i due periti interpellati concordano sul fatto che Claude D. non sarà mai accessibile a un trattamento. Qualsiasi terapia è votata al fallimento.

Secondo Eric Cottier, il dispositivo penale dev'essere coerente: "Non si può fare del contorsionismo affermando che i testi legali sono inapplicabili, bisogna evitare che un giorno qualcuno possa girare la chiave, aprire la porta, a meno di progressi della scienza, ma nessuno ci conta".

Avvocato dei parenti di Marie, Jacques Barillon ha confermato quanto chiesto dalla pubblica accusa: "un trattamento eccezionale per un criminale eccezionale. Se l'internamento a vita non è applicato a Claude D., a chi lo sarà?", si è chiesto il legale. L'avvocato ha descritto il friburghese come un "assassino recidivo e senza scrupoli, un psicopatico manipolatore che non ha mai espresso pentimento, né chiesto perdono. Soltanto i suoi genitori hanno scritto a quelli di Marie", ha precisato.

Parola alla difesa

Primo avvocato della difesa a prendere la parola, Loïc Parein ha insistito sugli aspetti legali che a suo avviso impediscono l'applicazione dell'internamento a vita. "Quest'ultimo" - ha sottolineato - "è contrario alla Convenzione europea dei diritti dell'uomo (CEDU) e non può essere pronunciato quando i pareri degli esperti psichiatri non concordano".

Ha poi preso la parola l'avvocatessa ginevrina Yaël Hayat, che ha assunto la difesa d'ufficio di Claude D. soltanto poche settimane fa. Secondo lei, il processo in corso "è il processo della recidiva: quando si parla del mio assistito, si citano sempre in parallelo gli assassini di Adeline e di Lucie".

Claude D. "ha un bisogno disperato dell'altro e quando Marie manifesta l'intenzione di lasciarlo, lui non riesce a capire". La legale ha inoltre negato qualsiasi premeditazione, sottolineando che sarà la cintura della vittima a provocare la morte.

L'internamento a vita, da lei definito di una "malvagità disgustosa", "è incompatibile con una responsabilità parzialmente scemata", ha affermato. "Non è possibile rinchiudere a vita Claude D., bisogna guarirlo".

La sentenza sarà emessa il 24 marzo.

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SDA-ATS