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Venezuela: carcerazione preventiva per 2 contractor Usa

I due contractor sono accusati di avere messo in atto un fallito attacco al regime del presidente Nicolas Maduro. KEYSTONE/AP/Matias Delacroix sda-ats
Questo contenuto è stato pubblicato il 10 maggio 2020 - 08:43
(Keystone-ATS)

Un tribunale antiterrorismo del Venezuela ha disposto ieri la carcerazione preventiva per Luke Alexander Denman e Airan Berry.

I due contractor statunitensi sono stati arrestati giorni fa insieme ad un gruppo di disertori venezuelani. Sono accusati di avere messo in atto un fallito attacco al regime del presidente Nicolas Maduro.

In un comunicato, pubblicato sulla pagina Facebook del Tribunale supremo di giustizia (Tsj) venezuelano, si precisa che "i due statunitensi, insieme ad altri cittadini, hanno cercato di entrare il 3 e 4 maggio sul territorio nazionale via mare per eseguire una operazione denominata 'Gedeone'".

La misura restrittiva nei confronti di Denman e Berry è stata disposta per i presunti reati di terrorismo, traffico illecito di armi da guerra, associazione per delinquere e cospirazione.

Il tribunale ha designato come luogo di reclusione per i due cittadini nordamericani, e per gli altri implicati nel fallito attacco, la sede del Servizio bolivariano di intelligence nazionale (Sebin) e la Direzione generale del controspionaggio militare (Dgcim).

Le autorità venezuelane hanno mostrato nei giorni scorsi testimonianze video dei contractor che hanno ammesso di avere partecipato all'addestramento di una sessantina di persone in un accampamento in Colombia.

I due hanno confermato di avere accettato in questo senso una offerto di Jordan Goudreau, titolare della compagnia Silvercorp Usa basata in Florida, riguardante un piano per rovesciare il regime di Maduro e riportare la democrazia in Venezuela.

Maduro ha poi annunciato che le forze di sicurezza hanno catturato tre altre persone, accusate di aver partecipato al fallito attacco.

Il capo dello Stato ha precisato che, con gli ultimi arresti a La Guaira, sono salite a 34 le persone finite in carcere, mentre i rastrellamenti continuano per localizzare possibili altri complici.

Questa ricerca è guidata personalmente dal ministro della difesa, generale Vladimir Padrino López.

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