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Vertice Ue; linea dura Merkel, alta tensione a inizio lavori

Questo contenuto è stato pubblicato il 28 ottobre 2010 - 17:38
(Keystone-ATS)

BRUXELLES - All'apertura del vertice dei capi di Stato e di governo a Bruxelles, la tensione resta alta. E la strada per arrivare a un compromesso sul rafforzamento del Patto Ue di stabilità e di crescita in salita.
Arrivando alla sede del Consiglio Ue la cancelliera tedesca, Angela Merkel, non ha cambiato di una virgola la sua posizione, ribadendo come Berlino chiederà un mandato chiaro per modificare il trattato di Lisbona non solo per creare un Fondo anticrisi permanente, ma anche per arrivare alla sospensione del diritto di voto per i Paesi non virtuosi in materia di bilancio. Di fatto, è la richiesta avanzata la scorsa settimana da Deuville insieme al presidente francese, Nicolas Sarkozy.
Ma se su una modifica "limitata" del trattato per creare il Fondo salva-Stati si intravede la possibilità di un'intesa tra gli Stati europei (serve comunque l'unanimità dei 27), sulle sanzioni politiche fortemente volute dalla Germania il fronte del no appare molto compatto. "Se si vuole modificare il trattato per arrivare alla sospensione del diritto di voto, questo è inaccettabile e non realistico", ha ammonito il presidente della Commissione Ue, Josè Manuel Barroso, giudicando la richiesta della Merkel "incompatibile con lo spirito stesso del trattato Ue".
Diverso per Barroso è valutare la possibilità di un "intervento chirurgico" sul trattato Ue solo per rendere possibile la nascita di un sistema permanente di salvataggio dei Paesi della zona euro, per evitare un nuovo caso-Grecia. "In questo caso - ha detto il presidente dell'esecutivo europeo - se ne può discutere". Una linea, quella del presidente Barroso, sposata in pieno dal premier lussemburghese e presidente dell'Eurogruppo, Jean-Claude Juncker, e da molte capitali che - memori delle difficoltà con cui è stato approvato Lisbona - vogliono assolutamente evitare la riapertura di un 'vaso di Pandorà. E sono soprattutto contrarie all'ipotesi di sanzioni politiche. Per una modifica "light" del trattato si sono pronunciati - arrivando a Bruxelles - il premier polacco, Donald Tusk, quello svedese, Frederick Reinfeldt, quello finlandese Jyrki Katainen, quello danese Lars Lokke Rasmussen.
I leader Ue dovranno inoltre sciogliere alcuni nodi legati alla prima fase della riforma del Patto Ue. I principali sono: come attuare la stretta sui debiti pubblici e come disegnare il sistema di sanzioni finanziarie per i Paesi non virtuosi sul fronte dei conti pubblici.

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