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La questione delle uscite parziali dalla Chiesa continuerà ad essere di competenza delle singole diocesi: non vi saranno quindi linee direttive dall'alto per regolare i casi di coloro che lasciano la Chiesa cattolica senza però rinnegare la loro fede.

Lo ha stabilito la Conferenza dei vescovi svizzeri (CVS), riunita negli scorsi tre giorni per la 297ma assemblea ordinaria a Bex (VD). L'incontro è anche stato l'occasione per rinnovare il i vertici della CVS.

Rivolgendosi alla stampa oggi a Berna, il neoeletto presidente della Conferenza, il vescovo di San Gallo Markus Büchel, ha espresso la ferma convinzione che i cattolici debbano, in linea di principio, appartenere a una parrocchia e quindi versare le imposte di culto. Allo stesso tempo all'interno di una diocesi deve anche esservi la possibilità di "percorrere una via non ordinaria": "ogni diocesi deve organizzarsi come meglio crede", ha aggiunto.

All'origine delle discussioni all'interno della CVS vi è la sentenza di luglio del Tribunale federale, che ponendo fine a un'annosa vicenda ha sconfessato la Chiesa cattolica lucernese, imponendole di riconoscere la validità di una dichiarazione di uscita parziale di un'ex parrocchiana, decisa ad abbandonare la comunità senza tuttavia rinengare la propria fede.

Monsignor Büchel, finora vicepresidente della CVS, è stato nominato successore di Norbert Brunner, vescovo di Sion, per il periodo 2013-2015. Il 63enne Büchel è considerato una persona aperta ai cambiamenti; in passato si era detto possibilista sul sacerdozio feminile. Il responsabile della diocesi di Losanna, Ginevra e Friburgo, Charles Morerod, è invece stato scelto alla vicepresidenza, mentre il vescovo ausiliare di Basilea Denis Theurillat è stato confermato terzo membro della presidenza.

La CVS ha anche preso conoscenza, nel corso dell'assemblea, della statistica annuale relativa agli "abusi sessuali nell'ambito della vita pastorale". Stando alle segnalazioni delle diocesi, nel 2011 sono stati notificati in Svizzera 22 casi, relativi al periodo 1950 fino ad oggi. Si tratta - sottolineano i vescovi - di un numero considerevolmente inferiore ai 146 casi del 2010.

Secondo la CVS continuano ad annunciarsi soprattutto vittime di reati passati: spesso gli autori sono deceduti o non praticano più alcuna attività sacerdotale. I casi recenti riguardano soprattutto molestie sessuali o situazioni in cui membri del clero superano il limite del consentito. Due segnalazioni concernono bambini vittime di atti sessuali. In oltre un terzo dei casi le vittime sono donne adulte.

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SDA-ATS