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Vicenda Gheddafi: Berna mantiene politica restrittiva coi libici

BERNA/BRUXELLES - La Confederazione mantiene la propria politica restrittiva in materia di visti nei confronti di cittadini libici, malgrado le critiche rivolte dall'Italia. Lo ha reso noto oggi il Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE), che però non ha voluto commentare le dichiarazioni rilasciate dal capo della diplomazia italiana Franco Frattini.
"La Svizzera prosegue nella politica restrittiva nei confronti della Libia", ha affermato all'ATS il portavoce del DFAE, Adrian Sollberger, ricordando che Berna ha reso più severa la concessione dei visti per i libici già in autunno, dopo il fermo dei due cittadini elvetici trattenuti dalle autorità di Tripoli.
I due elvetici erano stati arrestati nel luglio 2008. La Libia aveva loro vietato di lasciare il paese qualche giorno dopo l'arresto a Ginevra di Hannibal Gheddafi, figlio del colonnello Muammar. "La Svizzera si è sempre adoperata per una soluzione diplomatica con la Libia", ha detto Sollberger.
Nel frattempo il ministro italiano Frattini ha accusato la Svizzera di avere "reso ostaggi" i Paesi membri dell'Accordo di Schengen. Vietando il visto ai libici, questi si sarebbero rivalsi sui cittadini di 25 Stati europei. La Commissione UE auspica al più presto una soluzione diplomatica, ha dichiarato oggi un suo portavoce.
Il consigliere federale Didier Burkhalter, in visita ufficiale a Bruxelles, ha affermato alla televisione svizzero tedesca SF che Berna rispetta le regole dello spazio Schengen: "ha rilasciato numerosi visti, respingendo soltanto un piccolo numero di domande". In tutto il 2009, sono state infatti rifiutate solo 270 delle 30 mila richieste fatte dai libici.

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