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Vicenda Gheddafi: Max Göldi assiste al processo in appello

TRIPOLI - Max Göldi, uno dei due uomini d'affari svizzeri condannati a 16 mesi di prigione per "soggiorno illegale" in Libia, si è presentato oggi all'udienza per il suo processo in appello, ha indicato il Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE). Al termine dei dibattimenti è ritornato all'ambasciata elvetica di Tripoli. La data della sentenza non è nota.
"È tornato all'ambasciata" ha assicurato all'ATS Adrian Sollberger, portavoce del DFAE, confermando informazioni diffuse dalle radio della SSR SRG. Secondo queste fonti Göldi era accompagnato da rappresentanti di ambasciate straniere, fra cui quella tedesca. Il DFAE non ha confermato la notizia.
Il 24 gennaio anche l'altro svizzero trattenuto in Libia, Rachid Hamdani, si è presentato per la prima volta davanti al tribunale che renderà nota la sua decisione il 31.
L'avvocato dei due, Salah Zahaf, ha detto alla stampa domenica scorsa che i suoi clienti hanno deciso di presentarsi in tribunale "perché hanno ottenuto garanzie dalla Fondazione Gheddafi, che fa capo a Seif Al Islam, figlio del leader libico Muhammar Gheddafi.
Hamdani, responsabile di una piccola impresa svizzera, e Göldi, capo della filiale libica del gruppo elvetico-svedese ABB, sono bloccati in Libia dal 19 luglio del 2008. Rilasciati dal carcere il 28 luglio 2008 con il divieto di lasciare il Paese, da allora risiedono presso l'ambasciata svizzera. Il 30 novembre sono stati condannati in primo grado per "soggiorno illegale" in Libia.

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