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La Svizzera ha bloccato l'esportazione di materiale di sorveglianza verso una società cinese, col sospetto che fosse destinato al regime di Pechino a fini repressivi.

KEYSTONE/ANTHONY ANEX

(sda-ats)

La Segreteria di Stato dell'economia (SECO) ha vietato l'esportazione verso la Cina di materiale che consente di sorvegliare segnali radio e analizzare grandi quantità di dati.

Vi era infatti il sospetto che l'azienda destinataria della fornitura nel Paese asiatico potesse essere una società di facciata del regime di Pechino.

Il valore del contratto relativo a queste apparecchiature ammontava a 87'000 franchi, rende noto oggi il Sonntagsblick. Il portavoce della SECO Fabian Maienfisch ha confermato la vicenda all'ats, senza però precisare l'impresa svizzera implicata.

I dubbi della SECO sono sopraggiunti dopo aver constatato delle incoerenze nei documenti per l'esportazione. "Sono software che sarebbero potuti essere utilizzati nell'ambito della repressione", ha precisato Maienfisch, evitando di entrare nei dettagli. Si tratta di tecnologie usate per decifrare dati radio quali ad esempio comunicazioni via satellite. La sorveglianza della telefonia mobile e di Internet non sarebbe invece coinvolta.

La cifra di 87'000 franchi può sembrare irrisoria, ha proseguito il portavoce, ma non è una somma irrilevante per una piccola o media impresa.

Casi simili in cui la Svizzera ha impedito la vendita di materiale a potenziale doppio utilizzo - civile e militare - sono già avvenuti negli scorsi anni e hanno riguardato esportazioni bloccate verso Vietnam, Bangladesh e Turchia.

SDA-ATS

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