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Per regolare i risarcimenti agli automobilisti che in Svizzera hanno subito danni a causa dello scandalo delle emissioni di Volkswagen serve un accordo quadro con l'importatore Amag.

Lo sostengono le associazioni dei consumatori, che vogliono in tal modo evitare un'ondata di processi e pastoie burocratiche.

Chi possiede una vettura con il software truccato subirà probabilmente delle conseguenze finanziarie, si legge in un comunicato diramato oggi dalla Fondazione per la protezione dei consumatori (SKS), che si sta muovendo insieme alla romanda FRC e alla ticinese ACSI. Sul mercato delle occasioni le auto hanno infatti meno valore, perché sussistono incertezze riguardo a richiami e aggiornamenti del software.

C'è inoltre chi già subisce danni. Per esempio molte aziende devono togliere gli adesivi dai veicoli Volkswagen che illustravano una speciale attenzione alla politica ambientale, per evitare di essere oggetto di scherno.

Visto che in Svizzera non esiste la possibilità di lanciare un'azione collettiva (class action) ciascun detentore di veicolo rimane solo: deve richiedere autonomamente il risarcimento del danno, dimostrandolo. Una situazione insoddisfacente secondo SKS, FRC e ACSI, che hanno quindi avviato trattative con l'importatore Amag: questa settimana hanno presentato le loro proposte per un accordo quadro che permetta di regolare la questione.

Secondo le tre associazioni vista l'ampiezza della truffa la distribuzione di buoni, come è attualmente praticata negli Usa, non è sufficiente. Una prima risposta di Amag è attesa entro la fune di novembre.

In Svizzera in circolazione vi sono 128'802 vetture diesel di marchi del gruppo Volkswagen con un software che trucca i dati sulle emissioni di ossido d'azoto. Altre circa 10'000 auto sono state equipaggiate con sistemi che forniscono dati troppo bassi riguardo alle emissioni di CO2.

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SDA-ATS